TERMINAL NATION "Absolute Control" (Recensione)

EP, Deep Six Records 
(2017)

Cinque nerboruti individui in Arkansas hanno aggiunto la loro rabbiosa voce alla scena powerviolence-hardcore nord americana. Le prime uscite dei Terminal Nation risalgono al 2014 con un demo, e al 2015 con un 7’’, tasselli che li portano a presentarsi ora con l’Ep “Absolute Control”. Bastano l’intro “Assembly Line”, stridente e abrasivo feedback di chitarra, e la successiva “Numb to the Pain” per rendersi conto che i nostri conoscono a fondo la materia.

Per materia si intende powerviolence minimale, compatto e sporcato con schegge di un Grindcore primordiale che ricorda parecchio i Napalm Death di “From Enslavement to Obliteration”. Parliamo dunque di fortissimi influssi punk hardcore furioso nello stile dei Despise You, a cui i Terminal Nation alternano momenti cadenzati di scuola indubbiamente Man is the Bastard ma deitori anche della compattezza del Boston Hardcore Sound. La voce stessa non è su territori grind moderni né contemporanei, non si sentirà Stan Liszewski latrare in growl o tantomeno pig squeal, anche qui l’influenza principale è l’hardcore e nuovamente la profondità rozza di Lee Dorian appunto su “From Enslavement to Obliteration”.

La manciata di minuti di cui è composto “Absolute Control” scorre e stride sui suoi binari fino alla conclusione, con la sua alternanza tra sfuriate brutali e convulse e momenti dall’incedere compatto come se Suicidal Tendencies e Oi! Punk avessero stretto una temporanea alleanza. Tra questa alternanza non ci sono particolari picchi di follia o intensità oltre comunque lo standard del genere, uno standard onorato con merito ma da cui i Terminal Nation difficilmente emergeranno o diventeranno alfieri.
 
Recensione a cura di: Nicola “El Mugroso” Spagnuolo 
Voto 62/100
 
Tracklist:
1. Assembly Line 
2. Numb to the Pain 
3. Grave 
4. War in the Name 
5. Hand That Feeds 
6. Pulse of the Dead 
7. Violator / Violated 
8. Absolute Power, Absolute Control 
9. Broken

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