Intervista: L'ORA X

Dopo l'ottima impressione che ci hanno fatto con il loro debutto intitolato "Sottovoce" e recensito QUI, siamo andati ad intervistare Gabriele Mangano, voce e polistrumentista della band, per saperne di più su questa band. A voi!
  
1) Ciao ragazzi e benvenuti sulla nostra zine. Volete introdurre la vostra band ai nostri lettori evidenziando qualche punto saliente nella vostra storia?

Ciao a voi e a tutti i lettori. L’Ora X nasce dalle ceneri di un mio progetto solista che ho deciso di abbandonare completamente, sia perchè non amo le cose fatte da solo, sia perchè è particolarmente difficile trovare chi ti accompagni non sentendo il progetto anche come suo, giustamente. In questo momento siamo io e mio fratello e, anche essendo in grado entrambi di suonare tutti gli strumenti che servono e che sono serviti per questo album, sarà necessario un ampliamento della line-up per l’immediato futuro sia per eventuali live, sia per ulteriori idee da portare all’interno della band come assoluto valore aggiunto.

2) "Sottovoce" è il nome del vostro scoppiettante debutto. Come mai questo titolo e di cosa parlano i vostri testi, tra l'altro rigorosamente in italiano?

Le persone oggi non sembrano particolarmente rilassate, complice il momento storico, le difficoltà economiche e nei rapporti personali. Sottovoce è il titolo dell’album e la traccia che lo chiude con la frase che dovremmo sussurrare ogni giorno a noi stessi: “voglio un gran bene anche a me”. Una volta capito che è necessario volere realmente bene a se stessi, è possibile sorridere di più e regalare qualcosa in più alle persone e alla persona che abbiamo accanto. Rigorosamente in italiano, certo, sono nato qui, ho una forte attrazione verso la mia terra, le mie radici e la mia lingua, tra l’altro la più bella e poetica del mondo. I testi parlano solo ed esclusivamente d’amore, che sia per una persona specifica, per la propria terra o per la vita in generale come in “Gaius Baltar” ad esempio. L’artwork racchiude tutta la lotta interna con questa emozione, artwork originale e disegnato a mano da Maryanna InkHeart, andate a cercare la sua pagina su Facebook per vedere tutti i suoi lavori.
 
 
3) Quali sono state le vostre principali influenze musicali? Se non erro la scena "alternative-nu metal" degli anni Novanta è molto importante per voi.

Eravamo adolescenti nella seconda metà degli anni ‘90, band come Korn, Deftones, Sevendust, System Of A Down, Nonpoint cominciavano ad affacciarsi prepotentemente nel mondo della musica, dando questa sterzata e ventata di novità all’heavy classico. Ne rimasi folgorato. Sono uno dei più grandi fan dei Metallica, dei Maiden o dei Megadeth ma questo salto nella modernità, questa nuova accordatura delle chitarre, le incursioni da altri generi musicali prima estranei al metal, ne rimasi veramente colpito.

4) Dove e come si sono svolte le registrazioni di "Sottovoce"?

Le registrazioni sono state effettuate un pò di tempo fa. Io prendo tutto molto seriamente, quindi siamo stati un mese intero vicino Parma, al Real Sound Studio, dove abbiamo avuto modo di collaborare con dei bravissimi tecnici del suono che ci hanno aiutato sia nel sound, sia negli arrangiamenti. Terminate le registrazioni abbiamo affidato il mastering a Mika Jussila e ai Finnvox Studios di Helsinki. Jussila non ha bisogno di presentazioni ovviamente, lavora costantemente con Nightwish, StratoVarius e pesi massimi di questo tipo. Ha saputo dare quell’inevitabile “tocco in più”, è stata una gran bella esperienza lavorare con lui. “Io ci sarò” è invece l’unica traccia registrata in uno studio vicino La Spezia. Nacque per gioco, un amico una volta mi disse che avrei trovato difficoltà a scrivere una ballad per un ‘metallaro’ come me. Invece venne fuori, scrissi un testo che sentivo assolutamente mio e ne rimasi così colpito che decisi poi di arrangiarla come si deve e registrarla.

5) State già lavorando a nuova musica, e come sarà questa in futuro?

Di idee ne abbiamo veramente un’infinità. Le tracce di questo album le ho scritte tutte io ma per il futuro sarà obbligatorio coinvolgere totalmente mio fratello che è un vulcano di idee e chi poi entrerà nella band, se ne avrà voglia. I testi resteranno un mio lavoro, visto che devo cantarli e incastrarli alla musica. Per quanto riguarda il mood e il sound poi sarà un’evoluzione e non un copia/incolla, questo senza alcun dubbio.

6) Immagino che un vostro live sia molto improntato sulla botta adrenalinica del vostro sound. C'è anche dell'altro in un vostro show?

Come dicevo prima, anche se possiamo suonare tutti gli strumenti, sul palco non è ancora fattibile una cosa del genere, eh eh. Ma si, gli show che verranno una volta completata la line-up dovranno essere di forte impatto. L’interazione con chi ti sta davanti è una cosa fondamentale poi e il fatto di cantare in italiano potrà anche creare un rapporto non così distante tra palco e pubblico.
 
7) Quali obiettivi vi siete prefissati di raggiungere con questa band e quali pensate di avere già raggiunto?

Più che obiettivi, è la consapevolezza di sapere che oggi ci sono migliaia di band in giro che vogliono far sapere a tutti che loro sono i più bravi. Quindi non si dovrà mai giungere a compromessi con i brani, continuando a scrivere solo il meglio che viene da dentro. Mai compromessi con la registrazione, la maggior parte di noi musicisti ormai è in grado di registrare in casa un prodotto e farlo anche abbastanza bene ma non sarà mai la stessa cosa che rimanere un mese di fila dentro uno studio professionale e questa cosa si nota sempre. Mai compromessi con la semplice voglia di riflettori, questo è quello che voglio fare, se le chitarre distorte non piacciono, pazienza, il disco a quella specifica persona non sarà mai venduto ma non ho nessuna intenzione di cambiare in base a quello che forse sarebbe meglio, più orecchiabile o più vendibile. Si, potrebbe sembrare un suicidio ma che senso ha fare musica che non è totalmente tua, che non viene dall’anima. Non voglio mica fare karaoke.

8) La "famosa scena italiana". Cosa va bene e cosa non va bene?

Una domanda da un milione di dollari. La scena italiana è piena di band valide. Alcune si perdono perchè non ci credono fino in fondo, altri crescono e puntano sul lavoro accantonando i loro sogni, altri rimangono dei folli come me e pensano che la musica sia la benzina del cuore. Abbiamo avuto veramente belle band nate qui: Timoria, Extrema o Linea 77. Ma erano altri tempi, oggi il massimo che si può raggiungere è una buona posizione nell’underground, il mondo mainstream è dominato da cose che non hanno a che fare con la qualità della proposta ma con altro. Bisognerebbe fare un’intervista solo per questa domanda però per approfondire il concetto. Rimane il fatto che oggi l’artista, il musicista è parte di un’azienda e questa azienda deve pur guadagnare in qualche modo dal suo prodotto. Andare contro corrente e cercare i nuovi Led Zeppelin o i nuovi Deep Purple, ad esempio, in un mondo dominato dal pop commerciale è una libertà e un rischio che nessuno vuole correre e forse nemmeno può sostenere.

9) Ok abbiamo finito, a voi le ultime parole per concludere l'intervista!

Che dire ragazzi, la speranza è che qualcuno sostenga il progetto acquistando l’album che tra l’altro nei digital stores costa poco più di un pacchetto di sigarette. Poi mi piacerebbe l’interazione sui nostri canali social, che siano complimenti o feroci critiche, non importa, qualunque opinione è ben accetta. Un doveroso grazie poi a voi, a tutta la redazione per il tempo che ci avete dedicato e a tutti coloro che hanno speso cinque minuti per leggere questa intervista, love wins!


 
Intervista a cura di Sergio Vinci "Kosmos Reversum"

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