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SUICIDE SILENCE "Suicide Silence" (Recensione)

Full-length, Nuclear Blast
(2017)
 
Tutti noi sappiamo la storia riguardante la morte di Mitch Lucker, ex vocalist dei Suicide Silence. Indipendentemente dal fatto che si possa ritenere un atto egoistico e di ignoranza quello che lo ha portato alla sua morte, o era semplicemente un tragico incidente, o entrambi, il fatto inconfutabile è che la morte di Mitch ha lasciato un enorme lacuna sulla band. 
A tempo debito, Herman “Eddie” Hermina era l’uomo che avrebbe coraggiosamente preso il microfono per conto dei Suicide Silence. “You Can not Stop Me”, uscito nel 2014, è stato il primo album a caratterizzare il nuovo cantante e ha dimostrato il suo valore, mantenendo la sua voce gutturale utilizzata anche negli All Shall Perish, mentre ad esso adattava il carisma tipico dei Suicide Silence. Tuttavia, il problema più grande dell’album era l’ incredibile sensazione di ripetitività ed essenzialmente è caduto nella cerchia dei “è solo un altro album”. Ora, nel 2017, i Suicide Silence hanno dichiarato di voler tentare seriamente di modificare il loro stile per il nuovo album omonimo, piuttosto che ripetersi.

Penso che la maggior parte dei fan della band si siano sentiti oltraggiati all’ arrivo del primo minuto del singolo “Doris”. Questo momento segna il punto in cui i Suicide Silence presentano la nuova traiettoria musicale. Purtroppo, la voce pulita di Hermina suona dolorosamente pietosa, in particolare in tracce come “Run”, “The Zero” e “Conformity”, quest ultima in realtà si distingue come un tentativo di creare una ballad, completa di chitarre acustiche, testi strappalacrime e scintillanti melodie. Una qualsiasi band che mira a progredire il proprio suono merita applausi, ma quando la progressione viene eseguita in questo modo, la ricezione non è altro che lo smarrimento totale. 
Concentrandosi esclusivamente su questo album, piuttosto che ripercorrere la carriera di questa band come un gruppo Deathcore, non lo rende migliore. Il problema principale è che hanno tentato di mescolare due generi insieme e non sono riusciti a rendersi conto che si scontrano terribilmente. Durante “Hold Me Up, Hold Me Down” c’è una battaglia costante tra Nu Metal e Deathcore, riempita con un piccolo emozionante riff alla Korn. Eddie risulta più incomprensibile durante le battute iniziali, per poi alleggerire sul finale, di conseguenza, questo estremo scontro produce niente altro che un errore irreversibile. La traccia “Listen” è un altro esempio di questa contaminazione incrociata dei generi.

Nel complesso, non ci sono molti aspetti che difendono l’ambizione di questo album, (anche la copertina è insipida). La ragione vera per cui alle persone non piacerà questo album non è perchè si tratta di un cambiamento drammatico dei Suicide Silence; alla gente non piacerà semplicemente perché è pieno di cattiva ed insipida musica.
 
Recensione a cura di: Benito Stavolone
Voto: 30/100

Tracklist:

1. Doris
2. Silence
3. Listen
4. Dying in a Red Room
5. Hold Me Up Hold Me Down
6. Run
7. The Zero
8. Conformity
9. Don’t Be Careful You Might Hurt Yourself

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