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OATHBREAKER "Rheia" (Recensione)

Full-length, Deathwish Inc. 
(2016)
 
Primi 2000, i miei tempi del liceo. Una sera mi trovo a chiacchierare con un amico. Senza farci caso, mi spiega cos'è davvero l'empatia. Di una generazione più vecchio di me, "ai suoi tempi" alla fine di una storia con una ragazza ascoltava "Don't Cry" dei Guns N' Roses. La cantava tra sé pensando a lei "mentre quello che piangeva, invece, ero io". Quella frase mi torna in mente ascoltando "Rheia" degli Oathbreaker. Confondono i ruoli, la musica ha come la forza di trascinarti nei panni di qualcun altro. O qualcun'altra, perché si va al di là del genere uomo/donna e questo è un punto fondamentale. Il disco è uscito ormai da un bel po', ma proprio un titolo del genere non lo puoi lasciare alle fauci del tempo. Discepoli della Church of Ra, il collettivo dei connazionali Amenra e laboratorio di estremità sonore, gli Oathbreaker hanno raggiunto un discreto successo con i precedenti "Maelstrom" e "Eros/Anteros", che tracciano il percorso di continua crescita della band, attraverso hardcore, black metal e "post". Mentre in questi somigliano più a una versione female-fronted dei Converge, in "Rheia" cambiano radicalmente e ci consegnano finalmente un prodotto dai tratti distintivi, condensando i generi musicali visti fin qui. Niente più remake di "Dark Horse". 
 
La vera forza del gruppo di Gand sta nella controversa cantante Caro Tanghe, che non a caso apre con la sua voce solitaria il disco, con la malinconica 10:56. Tra i sussurri, nel finale, feedback di chitarra preparano l'ascoltatore alla furia in arrivo. I due pezzi successivi lasciano annichiliti. Scosse di blast beat, intrecci di chitarre black metal, "Second Son of R." ci trasporta nelle opprimenti stanze di Caro. Voler restare "a dormire dove nessuno la possa vedere né sentire" suona come una rabbiosa implorazione, fino al parossismo finale urlato senza controllo. "Being Able to feel Nothing" è un gioco sinistro con voce di fanciulla, avvolto in arpeggi distorti che richiamano i Deafheaven in "Come Back". Poi qualcosa si rompe definitivamente, in un rallentamento finale da pugni contro il muro. Immagini di una prigioniera combattuta tra ricerca di liberazione e paura della separazione, non è chiaro da cosa, forse da se stessa, . Quando gli attacchi si fermano, la figura si trasforma in un corpo senza più forze che si lascia cadere, si abbandona. Il senso di sconfitta prevale ancora in "Needles in Your Skin". La domanda di Caro "how could you go without me?" non ha bisogno di risposte, fa solo male. Non c'è risposta al dolore, l'atteggiamento è impotente quando non proprio autodistruttivo. L'intero album è una stanza buia, e anche quando qualche luce appare, come in "Where I Live", sono solo fantasie. Nonostante qualche calo di tensione (la cantautorale "Stay Here/Accroche Moi", la confusa "I'm Sorry, This Is"), si fa sentire l'attenta ricerca degli Oathbreaker per ottenere da "Rheia" il massimo impatto emotivo. Caro gioca con la fonetica dei testi, le parole agevolano i registri acuti, specie nelle parti pulite in cui mostra la parte più delicata di sé, i versi "play with me" ("Being able...") sono un ottimo esempio. 
 
Così la voce, talvolta per contrasto con gli altri strumenti, è un corpo esile costretto a lottare. La produzione di Jack Shirley (Deafheaven) aiuta il suono a conferire fisicità ai testi ed esalta le alte frequenze. Caro interpreta una vittima incolpevole, tra donna e bambina, "I'll be a lonely child forever" dirà lei stessa più avanti in "Where I Leave". Uomini o donne, ci si può facilmente rivedere in questo o quel frammento del disco. In questi giochi di empatia "Rheia" trascende quei limiti d'identità tipici della contrapposizione uomo/donna pur esprimendo un'emotività che ha molto a che fare con la metà femminile dell'essere. Ma ora non piangete.Ivo

Recensione a cura di: Ivo Palummieri
Voto: 78/100

Tracklist:
1. 10:56
2. Second Son of R.
3. Being Able to Feel Nothing
4. Stay Here / Accroche-Moi
5. Needles In Your Skin
6. Immortals
7. I'm Sorry, This Is
8. Where I Live
9. Where I Leave
10. Begeerte

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