Intervista: DaRKRam

Tromba e filicorno, ecco gli strumenti usati da questo artista torinese...ma il tutto è stato elaborato con malsana inventiva per creare un album che è un trip mentale oscuro e morboso (Recensione QUI). A voi le parole di Ramon Moro, o meglio, DaRKRam!

1) Ciao e benvenuto sulla nostra zine. Vuoi introdurre il tuo progetto DarkRam ai nostri lettori facendo qualche cenno biografico dal suo inizio ad oggi? 

dark + ram = daRKRam, il mio nome è Ramon, Ram montone, montone dark, direi una combinazione perfetta no? E questo è il nome, poi volevo capire fino a che punto si può stravolgere il suono della tromba. E’ da circa dieci anni che suono la tromba con una pedaliera di effetti e un ampli, negli anni sempre più grandi e sempre più potenti e mi chiedevo se fosse possibile rendere le tenebre con il mio strumento, che ho iniziato a suonare a undici anni e ora ne ho quarantadue. Risultato, è fattibile, “Stone and Death” ne è la dimostrazione. 

2) "Stone and Death" è il tuo album d'esordio come DarkRam, ma so che la tua carriera parte da molto più lontano ed è ricca di collaborazioni ecc. Vuoi parlare un po' del tuo percorso come musicista in generale e della volontà poi di dar vita a questo oscuro progetto? 

Ho scelto di usare uno pseudonimo perchè questo lavoro è molto diverso da quello che ho fatto in questi vent’anni di musica. Ho un power trio che si chiama 3quietmen che esiste dal 99, primo concerto Festival Jazz di Magdeburgo, abbiamo puntato subito in alto, Federico Marchesano al contrabbasso/basso e Dario Bruna alla batteria, due amici fraterni entrambi geniali, la musica che facciamo non è definibile, è musica dal primo minuto che suoniamo insieme. Poi lavoro molto con Paolo Spaccamonti, insieme abbiamo composto le musiche per il fim “I Cormorani” che sta avendo molto successo, ho un duo di musica elettronica fatta con due trombe con Giorgio LiCalzi, ho collaborato con musicisti jazz, sperimentali, cantautori, danzatrici, artisti visivi, gruppi punk/rock come i Fluxus, insomma un sacco di gente e situazioni diverse. Faccio sempre più spesso concerti in solo confrontandomi con artisti che operano nell’arte contemporanea. 

3) Quali sono state le influenze musicali che ti hanno portato a forgiare questo particolare sound? 

Sinfonie di Sostakovic e di Wagner, adoro quel suono profondo e inquietante di contrabbassi e l’eplosione di fiati, ho ascoltato molto i Wolves and the Throne Room, Burzum, mi piace molto Nortt. 

4) Vuoi parlarci della strumentazione che hai usato per la composizione e registrazione di "Stone and Death"? 

Come vi dicevo, tromba e flicorno applicati ad una pedaliera di effetti, fondamentalmente da chitarristi, collegata a quattro amplificatori in serie. Tutto quello che sentite è fatto con questi strumenti, senza far uso di nessun sinth e campionatori. Si è creata una vera orchestra di amplificatori, molto diversi uno dall’altro, per cui ognuno reagiva in modo diverso agli stimoli emessi dagli ottoni. Volumi altissimi. 


5) Dove e come si sono svolte le registrazioni di "Stone and Death"? 

Le registrazioni e i mix sono stati fatti da Claudio Tortorici al Superbudda Studio, a Torino, un openspace stupendo con un’acustica favolosa. Ho registrato tutto il tappeto sottostante grando un grande magma cavernoso, poi nei mesi successivi ho composto riff e linee melodiche intrecciando trombe e flicorni suonati senza effetti, è stato un lavoro molto lungo e minuzioso, ma siccome ero da solo non mi sono messo fretta. Poi ho scritto nove testi, uno per ogni traccia, sul disco non esistono voci di questi versi, usciranno fra pochi giorni stampati e tradotti in sei lingue (italiano, inglese, tedesco, russo, greco e norvegese) con un media book con cd in pelle nera, con un lavoro fotografico che ho fatto insieme ad un grande artista Gianni Ferrero Merlino, un artwork fatto dando fuoco a lastre di vetro e applicate sul mio viso, il risultato lo potete vedere con l’immagine di copertina, un effetto micidiale. 

6) Stai già lavorando a nuova musica? Dobbiamo aspettarci in futuro novità nella tua proposta? 

Sto pensando in questi giorni di usare lo stesso set e fare una rivisitazione di composizioni di Johann Sebastian Bach, una vera e propria sfida, ci vorrà tempo ma ho un sacco di idee in testa. 

7) Come definiresti la tua musica a livello di genere musicale? 

Io ho sempre odiato definire un genere, però capisco che sia un’esigenza mondiale, mi piace molto quello che ha scritto Francesco Palumbo di My Kingdom Music e Club Inferno Ent. per cui esce il disco, a Dark Ambient immersion into a Black Metal aura. Un’etichetta corta da scrivere sugli scaffali dei negozi di dischi. Il tuo album è un viaggio oscuro e senza speranza, realizzato in maniera minimale, ma molto evocativo. Era questo il tuo intento iniziale o c'è dell'altro che si cela dietro la tua musica? "Stone and Death" non è altro che la storia di un uomo che viene colpito da una catastrofe apocalittica. Devastazione di pietre: enormi, piccole, medie. Viene colpito, sepolto, sommerso. Il tempo si ferma. “Dopo settant’anni sono vivo, sento suoni, riprendo coscienza del mio corpo, respiro polvere, mi nutro del mio sangue. Ricordo e imprimo i ricordi in un mondo di pietra. Mi sento ancora utile, accolgo anime, faccio ordine e pulizia. Ogni giorno.” Questo è l’incipit dell’album, chiaro no? Un’immagine abbastanza inquietante, per quello che la musica è minimale, è un viaggio molto statico, consiglio l’ascolto ad alto volume o in cuffia o con un buon impianto e l’immersione sarà totale, quasi in trance. 

9) Pensi in futuro di aggiungere delle parti vocali nelle tue compisizioni? 

Mi piacerebbe, però collaborare con qualche artista sciamanico che legga o interpreti i testi, io mi limito a suonare. 

10) Anche se la tua musica è un qualcosa di molto intimo, credi di poter affrontare dei live in futuro? 

Senza dubbio, cercherò concerti in tutto il mondo, se tutto va bene a fine aprile presenterò il disco qui a Torino in un rifugio antiaereo, cerco posti assurdi, grotte, chiese sconsacrate, ex abbazie, il live diventa una performance, un rito. 

11) Ok abbiamo finito, a te le ultime parole per concludere l'intervista! 

Non abbiate limiti nel viaggiare con la mente, io non ho pregiudizi e sono aperto a tutto, nella musica e nella vita, la chiusura mentale è il male peggiore di questo mondo, dai, che tanto non restiamo poi così tanto tempo in questa terra, presto sarà tutto finito. 


Intervista a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"

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