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DaRKRam "Stone and Death" (Recensione)

Full-length, Club Inferno Ent.
(2017)

Torino è da sempre considerata una città esoterica. Potrei dire che, essendo anche io torinese, l'alone esoterco e misterioso che questa città possiede è quasi tangibile e che colpisca un po' tutti i torinesi, soprattutto coloro che hanno una inclinazione più sensibile e "sensitiva". Chi sente determinate vibrazioni è candidato, purtroppo o per fortuna, a sentire l'alone grigio e tetro di Torino sulla propria pelle. Una sensazione di negatività che solo a tratti sfocia in qualcosa di quasi gradevole, ma che non è facile definire a parole.

Ascoltando questo "Stone and Death" dei DaRKRam, monicker dietro il quale si cela il trombettista Ramon Moro, sembra che tutto ciò che ho descritto finora venga a galla, ma anche molto di più. Ma ripercorriamo alcuni punti salienti della carriera di questo artista, che per molto suonerà sconosciuto, ma che invece è stato attivissimo negli ultimi venti anni, anche se in ambiti molto diversi dall'attuale ambient-black metal che propone in questo album. In questo caso vediamo il musicista impegnato a suonare tromba e filicorno, magistralmente distorti ed elaborati attraverso effetti vari e amplificatori, per un risultato unico e davvero particolare. Ecco alcune note rilevanti su come è stato realizzato questo album:

"daRKRam è lo pseudonimo black metal del musicista Ramon Moro, trombettista attivo da venti anni in ambiti jazzistici, sperimentazioni elettroniche, pura improvvisazione, supporto per band rock, preziosi interventi su album di musica leggera e cantautorale. Per la sua predisposizione all’improvvisazione, alla cura del suono e alla sua sensibilità ad interagire con altre forme espressive, viene richiesto sempre più spesso a collaborare con artisti visivi e autori teatrali. É sua la doppia performance sull’installazione di Richi Ferrero Bwindi Light Masks.
"Stone and Death" è stato registrato in sole due sessioni di registrazione, a maggio e novembre 2015, utilizzando solo tromba e flicorno applicati ad una pedaliera di effetti con quattro amplificatori in linea. Nella prima sessione oltre ad aver microfonato ogni amplificatore sono stati aggiunti tre microfoni ambientali all’interno dell’ampia sala dello studio, quindi il suono finale è il risultato della somma dell’interazione fra le stratificazioni sonore del musicista con le reazioni dell’ambiente".

A dispetto di una società che cambia e rende ormai qualsiasi cosa come omologata, c'è chi non si accoda al trend imperante, al gregge, e preferisce trovare una via espressiva sicuramente in salita, ma che rappresenta una bella sfida. E' questo il sapore di "Stone and Death", quello della sfida. La sfida di chi va avanti per la sua strada e con le sue idee, e la sfida nel proporre all'ascoltatore qualcosa di diverso, e vedere fin dove ci si può spingere sia nel pensare un suono del genere e sia nel vedere fino a che punto verrà capito. 
In fondo, però, penso che opere del genere e relativi autori non tengano molto conto del giudizio esterno, ma siano sfoghi creativi che prescindono dal giudizio altrui, ed è questa la loro forza. Se bazzicate il dark ambient, Nortt, Burzum galeotto, Until Death Overtakes Me, Neptune Towers, Sunn O))) ed altri, potreste rimanere sicuramente affascinati da questo sound, che sa molto di mantra, di rito oscuro, di viaggio nei meandri più ombrosi della mente. 
Non ci sono percussioni in questo "Stone and Death", non c'è voce, non ci sono strumenti "classici", esclusi appunto tromba e filicorno, i quali però assumono suoni agghiaccianti e morbosi. E' un fluttuare di sensazioni e suoni che sembrano non appartenere al mondo dei vivi, e forse a nessun mondo che voi possiate immaginare. 

E' un qualcosa di innovativo ma che emana gli istinti più semplici e primordiali dell'uomo quanto espresso in questo disco, richiamando anche pratiche come la meditazione, che è appunto una pratica antichissima...Un disco che è diviso in sette tracce, unite da un unico concept, ma che è come avesse una unica lunga traccia che attraversa il nero più assoluto risucchiando tutto. 

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 80/100

Tracklist:
1. VIII [Inner Need] 08:31
2. XXII [Equilibrium] 05:37
3. VI [Male Role] 09:35
4. II [Reaction to Conflict] 03:10
5. X [Connection] 09:22
6. XII [Conflict] 06:41
7. III [Evolution] 03:05
8. XVI [Work] 11:55
9. V [Inner Essence] 09:35 

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