OVERKILL "The Grinding Wheel" (Recensione)

Full-length, Nuclear Blast 
(2017)

Nel corso degli ultimi trentasette anni gli Overkill hanno prodotto ben diciotto album in studio. Le loro tematiche serpeggiano tra il comico, il politico e addirittura nell’isteria. Si tratta di una frase cliché, ma gli Overkill suonano sempre bene, alla Overkill insomma. Questo di per sé non è una cosa negativa. Fino a questo punto della loro carriera non sono mai andati alla ricerca della rivoluzione del genere o della loro musica in generale e, dopo un leggero ritardo nel rilascio, nel 2017 la band macina un altro album di qualità. A parte i fondatori perenni, Blitz (l’eterna voce del gruppo) e DD Verni, la band finalmente sembra aver trovato una certa stabilità di line-up. Linsk, Tailer e Lipnicki sono tutti ritornati per il rilascio del loro quinto album in studio. Questo è la line-up più longeva della band in tutta l’intera carriera e, forse, la loro più consistente fino ad ora. Senza addentrarsi troppo nel passato, le ultime tre uscite sono state davvero di ottima qualità. “Ironbound” è stato un ritorno mostruoso, “The Electric Age” era solido (e ottimamente veloce) e “White Devil Armory” era a dir poco interessante(quest’ultimo potrebbe essere il più debole dei tre). Come fan della band ero un po’ annoiato dalla sua mancanza di profondità. Gli Overkill hanno sempre mantenuto le loro radici Thrash ben salde, ma li ho sempre amati, anche quando si mescolavano con un certo Groove e la malevolenza oscura nel mix. Il deviare dalla velocità, che aveva caratterizzato gli ultimi tre dischi, pone questo album un gradino sopra

Nel corso delle undici tracce (comprate l’edizione bonus per un po’ di amore dei Thin Lizzy) la band si addentra in quasi ogni aspetto delle loro precedenti diciassette uscite e, per fortuna, ogni tentativo di una ballata è stato lasciato alle spalle (non che fossero di scarsa qualità). Quello che hanno riportato indietro dalla tomba è stata la loro capacità di stemperare la velocità con un po’ di bell' orientamento Thrash e un sottofondo delle loro radici di metal classico. Iniziamo col singolo “Our Finest Hour” per esempio, abbiamo brandelli di riff per i primi quattro minuti, o giù di lì, prima di cadere in un passaggio killer fuori ponte con un ottimo gancio vocale. Non si sente molto di Linsk e Tailer, ma scrivono alcuni ottimi spunti su questa traccia (la parte melodica finale è qualcosa che non ti aspetteresti uscire dalle loro menti). “Shine On” e “Come Heavy” sono tracce di stand assoluto, non fuori dalle righe, ma sicuramente apprezzabili in certi passaggi davvero originali e azzeccati. Lipnicki è un batterista eccellente, il migliore che la band abbia avuto dai tempi di Sid Falk seduto dietro le pelli. Per fortuna la batteria è stata mixata molto meglio in “The Grinding Wheel” e suona molto meno meccanica degli ultimi album. DD Verni dovrebbe ottenere molto più credito come bassista, e ancora una volta il suo strumento traspare, come nelle precedenti release il basso non è sottile nel mix, ma è ben temperato e facilmente presente in caso di necessità. Bobby Blitz è sempre stato il fattore polarizzante degli Overkill. Rumoroso, abrasivo e antipatico. Dirò questo, la sua voce qui ricorda molto di più alcuni dei suoi lavori degli anni ’90. Liricamente “The Grinding Wheel” è un gradino sopra i recenti sforzi, anche se sono sorpreso di vedere che Bobby abbia mantenuto la promessa di non inserire le sue opinioni politiche nel contesto. La title track è un esempio assassino di tutto ciò che ha da offrire e ha una stellare atmosfera che ricorda “The Years of Decay”. Caratterizzata da ogni arma del suo arsenale, da alti acuti a voce inquietante parlata alla fine. Davvero un ottimo ritorno al passato della band.

Le mie lamentele su questo album sono la ripetitività delle tracce “di mezzo” e il fatto che molte di loro si sarebbero potute semplificare, senza troppa ricercatezza per aumentare il minutaggio. “The Long Road” e “Let’s All Go to Hades” non sono brutte tracce, ma mancano di qualsiasi lucentezza distintiva rispetto alle altre canzoni presenti nel lotto e, dopo ripetuti ascolti dell’album, ancora non riesco a trovare nulla che le possa redimere. A parte un paio di "traverse" a metà disco, questo è in assoluto uno dei miei preferiti da “W.F.O.”, probabilmente secondo solo ad “Ironbound” ed è incredibile come dopo trentasette anni troviamo gli Overkill a rilasciare molto di più che “solo un altro album”.
 
Recensione a cura di: Benito Stavolone
Voto: 80/100 
 
Tracklist:
1. Mean, Green, Killing Machine 07:29 
2. Goddamn Trouble 06:21
3. Our Finest Hour 05:49 
4. Shine On 06:03
5. The Long Road 06:45
6. Let's All Go to Hades 04:55
7. Come Heavy 04:59
8. Red White and Blue 05:05
9. The Wheel 04:51
10. The Grinding Wheel 07:55
 
DURATA TOTALE: 01:00:12
  

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