BLACK STAR RIDERS "Heavy Fire" (Recensione)

Full-length, Nuclear Blast 
(2017)

Sinora avevo sempre dato un ascolto distratto ai Black Star Riders. I singoli, qualche anteprima, in definitiva poca roba riferita ai precedenti “All Hell Breaks Loose” e “Killer Instinct”. Letto di loro, ne ho letto: commenti entusiastici (mutuati sostanzialmente dalle infosheet di mamma Nuke) oppure richiami a quanto la band sia sostanzialmente inutile nel panorama odierno. Bene, il quadro non è poi così netto e nitido, ma non me la sentirei di essere così apocalittico con un disco a firma Warwick/Gorham – c'è anche Johnson che sicuramente ha fatto la parte del leone in fase compositiva, ma insomma... fatemi citare anzitutto i miei beniamini!

Comunque sia, eccoci ad “Heavy Fire”, terzo capitolo della discografia dell'ex supergruppo nato originariamente sotto l'egida dei Thin Lizzy (allo scopo evidente di tributare la memoria del bardo Phil Lynott) per poi iniziare a vivere di vita propria, almeno apparentemente. Tra le connessioni con la pesante eredità del passato ci sono sicuramente la chitarra di Scott Gorham (sparring partner di gente come Robertson, White, Moore e Sykes nell'indimenticato combo irlandese) e le vocals di Rick Warwick, forte di un'incredibile affinità vocale con lo stesso Lynott; in più c'è un po' di quell'atmosfera che si respirava nel secondo periodo della “band madre”, ma le similitudini si fermano qui (e sarebbe anche ora), perché ciò che manca davvero in un progetto come quello dei Black Star Riders è un richiamo alla formula delle twin guitars che proprio il biondo chitarrista ha contribuito a forgiare negli anni '70.

Non che “Heavy Fire” manchi di punti di interesse, anzi. È un disco rock, con alcuni riferimenti alla tradizione della canzone irlandese ben più intensi di quanto si sia abituati a sentire in giro, almeno in questi anni '10. Ad esempio, “When The Night Comes In” e “Dancing With The Wrong Girl” ripercorrono la lezione dei Thin Lizzy in modo discreto, ponendosi al di sopra della temuta linea dei filler che purtroppo impera nel disco. In più, là dove il combo prova a smarcarsi dall'eredità primaria, interviene la matrice The Almigthy a fornire materiale su cui lavorare: eh sì, perché il sound tipicamente anni '90 della band storica di Rick Warwick (pubblicizzatissima dalla sorellina Vanessa ai bei tempi di Headbangers Ball!) emerge in tutta evidenza nella title track posta in apertura (bel pezzo che beneficia di una coda rockeggiante nel miglior stile dei Guns N' Roses), nonché nella rocciosa (e nulla più) “Who Rides The Tiger”, trascurabile, insieme alle incursioni Motown di “Ticket To Rise”.

Ammetto però che “Cold War Love” è la riproposizione definitiva dello spirito e del pathos originario di Lynott (anche dal punto di vista delle tematiche trattate), così come “Testify or say goodbye”, altro brano su cui i BSR danno il meglio di sé. E c'è spazio anche per il riscatto finale di Gorham, il cui stile inconfondibile riaffiora timidamente su “Thinking About You Could Get Me Killed” per poi esplodere sul riffing e sugli arpeggi di “True Blue Kid” e degli arpeggi, per non parlare di un assolo che scomoda addirittura i licks cari al tardo Jimmy Page. Ecco, “Heavy Fire” è quello che ho descritto: un disco canonico – se consideriamo lo spessore di chi c'è dietro a composizioni ed esecuzioni – ma niente affatto da buttare per merito di quei due o tre episodi che ti riportano il sorriso (o la lacrimuccia) in volto. In attesa che Gorham si svegli dal (semi)torpore compositivo, io rispolvero “Jailbreak” che è meglio, in tutti i sensi...

Recensione a cura di: schwarzfranz 
Voto: 68/100
 
Tracklist:
1. Heavy Fire
2. When The Night Comes In
3. Dancing With The Wrong Girl
4. Who Rides The Tiger
5. Cold War Love
6. Testify Or Say Goodbye
7. Thinking About You Could Get Me Killed
8. True Blue Kid
9. Ticket To Rise
10. Letting Go Of Me 

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