ARKANA CODE "Brutal Conflict" (Recensione)

Full-length, Metal Scrap Records 
(2017)

Abruzzesi, veterani del palco di innumerevoli festival e serate, attivi dal 2008 ma con una sola uscita alle spalle prima del presente full length, ovvero il demo “Galleries of Absurd” (2010). Una delle ragioni della ridotta attività in studio è forse da ricercare nell’instabilità di una line up che solo recentemente pare aver trovato un assetto ottimale. I due nuovi fondamentali tasselli sono il chitarrista Luca Natarella e alla batteria il veterano David Folchitto, già dietro le pelli tra gli altri di Stormlord e Screaming Banshee.
Aggiungete l’esperienza del fondatore Paolo Ponzi in cabina di regia e alle asce e il risultato difficilmente sarebbe potuto essere qualcosa di diverso da un death metal tecnico di eccellente fattura. Si nota subito che “Brutal Conflict” rappresenta una cartuccera di pezzi che gli Arkana Code avevano in canna da tempo e non vedevano l’ora di scaricarli con violenza e precisione. Altro elemento che arriva subito è la cura sapiente della produzione, cristallina ma che non aggiunge nulla che i nostri, ne siamo certi, non siano in grado di riprodurre in sede live.

Passata l’intro, l’apertura è affidata a “Violent Human Corruption”, pezzo che contiene già i marchi di fabbrica dell’intero album: brutalità sfaccettata e varia, songwriting maturo e contorto quanto basta, drumming vario e chirurgico, enorme apporto della chitarra solista e armonizzazioni. Senza dimenticare una voce cavernosa, gutturale e potente che a tratti non disdegna momenti alla Jeff Walker degli ultimi Carcass. Non solo i Carcass vengono in mente proseguendo nell’ascolto, come nell’opera di ogni buon discepolo, anche negli Arkana Code fanno capolino i capisaldi della tradizione: Obituary, Cannibal Corpse, Suffocation, Aborted, Testament e tanto altro. “Oppressor of Darkness” è un’altra sassata, brutale ma con momenti di apertura ariosi, cambi e parti in cui la chitarra diviene protagonista assoluta tra assoli ad elevato tasso tecnico e una ritmica vicina a certo heavy classico.

La successiva “Escape from my mind” mette in mostra praticamente ogni elemento della formula del death della band: brutalità, alternanza di velocità e riflessione sinistra, le chitarre che alternano assoli funambolici e armonizzazioni e naturalmente il ruggito tutt’altro che monotono di Francesco Torresi. L’album scorre fluido e coerente, con una seconda parte in cui prevalgono leggermente i momenti granitici dall’incedere maestoso e inquietante, assai debitore agli Obituary di “Cause of Death” per quanto riguarda il lavoro delle chitarre, vere e proprie tessitrici di tele perverse. In questo senso è emblematica la traccia “The Holocaust Horde”. La degna conclusione di “Brutal Conflict” è l’ipnotica, greve e dall’incedere marziale “Astral Illusion”.

Il Death metal tecnico, più o meno brutale, non è un genere che consenta particolari deviazioni dai canoni, ma non era certo tra gli obiettivi degli Arkana Code quello di rivoluzionare un genere. Un obiettivo pienamente raggiunto dai nostri è invece quello di aver dato alle stampe un lavoro che adesso impone il loro nome tra le prime linee nella scena Death italiana. Una posizione, considerata la storia e il background di questi musicisti, ampiamente meritata.

Recensione a cura di Nicola “El Mugroso” Spagnuolo 
Voto: 80/100
 
Tracklist:
1. Intro 00:53
2. Violent Human Corruption 03:32
3. Oprressor of Darkness 04:07
4. Escape from My Mind 03:23
5. Tortured by My Mind 04:41
6. Mutilated Reality 05:17
7. Dismember the Control 05:15
8. The Holocaust Horde 03:22
9. Mortuary March 04:37
10. Psychiatric Kingdom 04:10
11. Astral Illusion 04:29

DURATA TOTALE: 43:46

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