VIOLBLAST “Conflict” (Recensione)

Full-length, Suspiria Records
(2016)

Inizialmente chiamati Betrayer, il quartetto spagnolo, dopo dei cambi di line up, decide di rinascere sotto il nome di Violblast, band dallo stampo thrash vecchio stile. Non perdono tempo e iniziano a comporre subito dei brani accattivanti e a portarli tempestivamente live. Nell’agosto del 2014 decidono di registrare il loro primo demo intitolato “Permanent Hate” che da subito riscuote ottime recensioni nell’underground spagnolo. In meno di un anno fanno sold out delle copie fisiche del cd e dopo innumerevoli live decidono di tornare in studio per dar vita alla loro nuova creatura, “Conflict”.

L’album si apre con una intro intitolata “Deep into Darkness”, un brano strumentale con sonorità angoscianti che fa da preludio a “Conflict”, la title track. Un pezzo con cattiveria ed energia sempre crescente, con pesanti riff di chitarra e tempi di batteria infuriati che ricordano perfettamente gli Slayer, band alla quale sicuramente si sono ispirati totalmente. Si prosegue con “Wielders of Fear” e “Signs of a Murder”, due brani che sembrano uscire proprio dall’infernale repertorio dell’immensa e storica band thrash citata poc'anzi. Velocità e cattiveria sono le fondamenta, mentre possenti note di basso assecondate da un doppio pedale quasi disumano fanno da contorno. La rabbia, l’odio, la malvagità avvolgono la voce, dando vita a dei brani veramente affilati e taglienti. L’intro lento di “Invisible Death” spezza la possenza del disco creando un baratro di differenza tra i brani ultraveloci con uno piu’ lento ma con precisione chirurgica. Questo naturalmente per poco, infatti a metà canzone parte un solo di chitarra stile Kerry King che riporta la band sulla vetta iniziale,.praticamente un brano intero tutto in crescente brutalità.

Con “Reprisal” e “Paths of Aggression” si da più importanza al basso, assurdamente veloce come le chitarre, ascoltabili solo in quei pochi secondi di stacco, ma fondamentali e incredibilmente gravi e assordanti. “Bearing Witness” invece dà più spazio alle melodie alternate e lente, le quali fungono da base per tutto il brano, permettendo aglo altri strumenti di fondersi e creare un pezzo accattivante ma non aggressivo, nè troppo pesante nè troppo leggero, una adorabile via di mezzo. Infine si chiude con “Individuality” e i suoi riff massicci accompagnati da una batteria alquanto tellurica. 
Epicita’ apocalittica potrebbe essere il termine per definire quest’album, anche se per molti versi sembrano una copia spiccicata dei Slayer. A parte questo particolare, la band possiede tecnica, velocita e precisione, elementi con i quali e’ riuscita a conquistare l’underground spagnolo.

Recensione a cura di: Lorenzo "Barabba" Suminier
70/100
 

Tracklist:
1. Deep into Darkness 01:37
2. Conflict 03:34 
3. Wielders of Fear 03:46 
4. Sings of a Murder 03:04 
5. Invisible Death 04:35 
6. Reprisal 03:54 
7. Paths of Aggression 03:07 
8. Bearing Witness 03:22
9. Individuality 03:01

DURATA TOTALE: 30:00

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