CELEB CAR CRASH "People Are The Best Show" (Recensione)

Full-length, 1981 Records
(2016)

Iniziamo questa recensione con alcune note biografiche, in modo che tutti i nostri lettori possano conoscere questa band, qualora già non la conoscessero:
"I Celeb Car Crash prendono forma nel 2012 e sono formati da quattro musicisti che già militavano in altre band: Nicola Briganti, voce e chitarra, Carlo Alberto Morini, chitarra e seconda voce, Michelangelo Naldinialla batteria e Simone Benati al basso. Il 21 settembre 2016 esce questo “People are the best show” per 1981 Records, con dodici brani caratterizzati da un potente mix di Grunge, Rock ed Alternative.
Il disco è stato mixato da Riccardo “Paso” Pasini presso gli "Studio 73” (Extrema, Hormonauts, Void Of Sleep) e masterizzato da Riccardo Parenti agli “Elephant Studios” di Roma; eccetto il pezzo “January”, masterizzato da Giovanni Versari presso i “La Maestà Mastering” (Muse, Subsonica, Negramaro). L’Artwork del disco è stato realizzato in collaborazione con l’artista cinese Maleonn (http://www.maleonn.com/), uno dei più influenti visual artists presenti in Cina oggi. I suoi lavori sono esposti in tutti il mondo attraendo l’attenzione di testate come The Guardian, Daily Mail e la BBC". 

Eccoci quindi ad esaminare questo disco e posso dire che, a prescindere dai vari premi e riconoscimenti che la band ha collezionato in pochi anni di carriera e che non ho riportato per non stilare un trattato, quello che abbiamo davanti è uno dei dischi rock più entusiasmanti che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi anni, e non parlo solo di prodotti italiani, a in generale. La capacità dei Nostri di riportare in auge le sonorità "alternative" degli anni Novanta e di mescolarle con certo hard rock di nuova generazione si rivela come manovra azzeccatissima e convincente, dal primo all'ultimo brano. 
Il quartetto iniziale formato da "Let me In", "Because I’m Sad", "The Whereabouts" e "Outdone" è qualcosa che lascia impietriti per qualità, personalità e feeling, quattro brani dove l'adrenalina si mescola ad una prova sentita, con tutti e quattro musicisti che sfoggiano qualità eccellenti, con menzione particolare per il cantante-chitarrista Nicola Briganti, pungente sia coi suoi riff che con la sua ugola acuta che somiglia vagamente a quella di Chris Cornell.

A mio avviso però la band comincia a macinare un capolavoro dietro l'altro a partire dalla splendida "Hello, ‘Morning", davvero emozionale con il suo incedere malinconico, poi riafferma la propria classe con l'altrettanto bellissima e nirvaniana "Murder Party", dove si toccano di nuovo altissimi livelli di pathos che cresce di intensità man mano che il brano prosegue, per un finale col botto. Più cadenzata si presenta "January", un pezzo che non avrebbe sfigurato in un album degli Alice In Chains o degli Stone Temple Pilots (N.4-era). La band prosegue il suo cammino con il massimo dell'energia, con bei refrain memorizzabili e una tecnica messa sempre al servizio delle canzoni. Proprio a questo proposito potremmo dire che sono poche le band che al giorno d'oggi sanno fare grande musica e che al tempo stesso sanno come scrivere dei grandi brani rock. Io personalmente credo che molta di questa attitudine sia andata persa un po' con gli inizi degli anni Duemila, ma per fortuna non è scomparsa, anche se oggigiorno sono sempre più frequenti le band che puntano tutto su un iper tecnicismo che molte volte è fine a se stesso. La tecnica è un'ottima arma a propria disposizione, soprattutto quando viene usata in maniera non esasperata. Ma quello che rimane nel tempo sono le canzoni, e i Celeb Car Crash sanno come scrivere brani "senza tempo", e forse questo potrà fare in modo che i loro dischi e le loro melodie rimarranno impresse nelle memoria di molti molto a lungo.

Ma torniamo nuovamente al disco in esame, con la spigliata e tutto sommato semplice "Enemy’s Desire", che ci catapulta in un universo grunge-hard rock dove Foo Fighters e Alter Bridge potrebbero incontrarsi idealmente. Proprio a proposito di queste due band, direi che potrebbero essere prese anche loro come influenze portanti della musica dei Nostri, seppure io creda che loro poggino molto di più i piedi nelle band che citavo in apertura e nella scena alternative-grunge anni Novanta e anche, per alcune cose, nel rock anni Settanta. A conferma di questo arriva il rock potente e venato quasi di punk chiamato " Stereo (The Body of Christ)", brano in cui la band, enza troppi fronzoli, si sfoga in tutto il suo impeto, chiamando in causa solo il rock and roll più autentico. Verso al fine abbiamo un break che poi riapre la canzone verso un finale davvero dinamitardo con la batteria di Michelangelo Naldini che picchia che è un piacere!
"Hangin’ On A Rope" si presenta più moderna, con lo spettro degli Audioslave a sostegno di un pezzo in cui le chitarre si abbandonano a riff seventies e la voce si lancia in una grande interpretazione. Certo che, quando nella band tutti i componenti funzionano alla grande e si ha anche un frontman dotato come Nicola Briganti, tutto diventa più facile, perchè ogni riff e ogni arrangiamento saranno valorizzato da una voce sempre sugli scudi, con un'ottima timbrica e un ottimo intuito per le melodie vocali più azzeccate per ogni sfaccetatura dei brani.

E infatti la band propone un genere ben definito, ma sono tante le sfumature che mette sulla sua tela, dove dipinge scenari a volte più diretti, e a volte richiama emozioni un po' più elaborate ed "intime", come nella quasi atipica e non immediata, ma non per questo scadente "Nothing New Under The Sun", che propone di nuovo riff quasi seventies e sabbathiani che si poggiano sul solito tessuto rock-alernative a cui ci siamo abituati nell'arco di tutto l'album. Chiude poi un episodio come "Nearly In Bloom", che rivela, come accennavo, un altro lato della band, ovvero quello più introspettivo, e questa volta lo fa in pieno, con una song davvero bella e malinconica, capace di toccare tutte le corde della nostra anima. 
Per finire: disco di assoluto valore, suonato da gente con gli attributi ed interpretato come solo i grandi del rock avrebbero potuto fare. E tutto questo succede in Italia, a una band italiana, quindi non stiamo sempre ad aspettare la next big thing che arrivi da chissà dove, ce le abbiamo qui le band che spaccano. 
Disco spettacolare. 

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 85/100

Tracklist:
1. Let me In
2. Because I’m Sad
3. The Whereabouts
4. Outdone
5. Hello, ‘Morning
6. Murder Party
7. January
8. Enemy’s Desire
9. Stereo (The Body of Christ)
10. Hangin’ On A Rope
11. Nothing New Under The Sun
12. Nearly In Bloom

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