WITCHUNTER "Back On The Hunt" (Recensione)

Full-length, Blasphemous Art Records
(2016)


Partiamo da un importante presupposto: una band come i Witchunter è proprio quello che ci vuole, in certi momenti. Ovviamente mi riferisco alle giornate di nebbia di questo novembre perfettamente aderente alla media stagionale, ma anche alle vostre corse in autostrada, indifferentemente. Il primo fattore da considerare è quello per cui il quintetto abruzzese si colloca sulla mia stessa lunghezza d’onda, a livello di gusto musicale, fino a giungere alla passione per orchestrazioni non troppo complesse ma che hanno comunque il senso della “ricerca” musicale.
Non li conoscevo (se non di nome) e mi sono presto documentato: “Back On The Hunt” è il loro secondo full length e li attesta tra le realtà nostrane più interessanti in fatto di heavy/speed, con quel mood di oscurità e malignità che costituisce la ciliegina sulla torta di una simile proposta.

In sostanza, un filo di NWOBHM qui, un po’ di energia saxoniana lì (sono quasi la stessa cosa, ma con alcune importanti differenze) e il gioco è fatto: lì dove la carica speed di Byford e Quinn non ha scritto pagine sufficientemente nere nel libro del metallo, tocca agli oscuri Heybourne, Lant e Denner aggiungere capitoli fondamentali per l’evoluzione di un genere che – come testimonia questa release – giunge fresco e in piena vitalità sino ad oggi. Il resto lo fanno le convincenti vocals di Steve Di Leo, anche se indulgono sull’epicità delle singole note senza spingersi in quelle derive punk che posero DiAnno una spanna sopra ai suoi contemporanei… peccatuccio veniale, che possiamo perdonare. Dopo l’intro, tocca all’opener d’attacco “Lady In White” scrivere e mostrare in anteprima i canoni del disco, fino ad un assolo dal sapore maideniano che ci fa capire di essere a casa, in ottima compagnia. 

Ma gli assi nella manica non si fermano ad una pur interessante opener, anzi… “Vultures Stalking” si fregia di un po’ di quelle caratteristiche care ai Priest e ai Mercyful Fate, con graditi sconfinamenti al limite dello speed/thrash. Che poi, “al limite” era un termine buono per il 1985, non per oggi, un’epoca in cui una band è liberissima di prendere a piene mani da qualsiasi filone per arricchire il suo suono; e se il risultato è convincente, al diavolo l’integralismo. La tracklist continua con episodi come “Hounds of Rock” e le sue aperture melodiche, la suite ben congegnata “Nightmare” e “Midnight Sin”, che si apre con quell’incedere schiacciasassi che mette d’accordo sia Accept che Motley Crue, per poi citare addirittura gli Agent Steel, fino a “Lucifer’s Blade”, densa di quei cambi di tempo proto/black cari a Venom e Mercyful Fate. 

Il valore aggiunto sono qui le cover di “Are You Ready” dei Thin Lizzy e soprattutto di “Achilles Last Stand”, magistralmente resa fedele all’originale con una decisa metallizzazione che la “asservisce” al verbo degli anni ‘80 senza per questo risultare pacchiana o fuori luogo. E scusate se è poco…

Recensione a cura di: schwarzfranz 
Voto: 85/100 

Tracklist:
1. Back on the Hunt 01:40 instrumental
2. Lady in White 05:34 
3. Vultures Stalking 03:50 
4. Hounds of Rock 05:00 
5. Nightmare 05:40 
6. Midnight Sin 04:13 
7. Loosing Control 04:17 
8. Lucifer's Blade 05:22 
9. Achilles Last Stand (Led Zeppelin cover) 09:39 
10. Are You Ready (Thin Lizzy cover) 03:33 

DURATA TOTALE: 48:48

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