Intervista: PALKOSCENIKO AL NEON

Crossover-hardcore da Roma ai massimi livelli! Dopo il loro ultimo, ottimo album, "Radice di due" (RECENSIONE E TOP ALBUM QUI), abbiamo avuto il piacere di intervistare il cantante Stefano Tarquini, che si è rivelato persona e musicista profondo e intelligente, proprio come la musica dei suoi Palkosceniko al Neon. Un urlo rabbioso avvolto nella malinconia che deve essere scoperto da chiunque ami l'hardcore e la commistione di esso con altri stili, per un risultato originale e dirompente. A voi!

1) Ciao e benvenuti sulla nostra zine! Vogliamo iniziare facendo una breve introduzione e qualche cenno biografico sulla vostra band, dagli albori ad oggi?

Innanzitutto grazie dello spazio. I Palkosceniko al Neon sono una band attiva da poco più di un decennio che ha alle spalle più di trecento esibizioni dal vivo e la partecipazione a moltissimi eventi, tra cui ricordiamo Xeno Festival, Resistenza Elettrica, Pecora Nera Festival e Vudstock in Sabina.
Formatosi nel 2004, il gruppo ha negli anni avuto l’opportunità di aprire i concerti di artisti come UkSubs, Il teatro degli Orrori, Punkreas, Yoyo mundi, Tre allegri ragazzi morti, The realMcKenzies, Umberto Palazzo e il Santo Niente, Remo Remotti, Dogs (Rawpower+Derozer), Ardecore, Assalti Frontali, Luminal, Surgery, Il Muro Del Canto, Gronge, Fuzz Orchestra e altri. L’esperienza acquisita sul palco ha dato modo alla band di affinare il proprio impatto sonoro, senza mai deviare dalla sensibilità sociale che la contraddistingue. Ritmi incalzanti, chitarre che graffiano e avvolgono al contempo e testi dai risvolti psicologici sono i protagonisti anche di "Radice di Due", quinto album dei Palkosceniko al Neon, uscito il 10 settembre 2016.

2) Il disco gode di una produzione a dir poco travolgente. Come siete riusciti ad ottenere questo risultato così professionale? Come e dove si sono svolte le registrazioni di "Radice di Due"?

“Radice di due” nasce al Side Studio a Roma. Devo dire che è stato un lavoro che c’ha impegnato quasi tutto il 2016… e ne stiamo raccogliendo i frutti. Siamo molto soddisfatti del risultato finale e insomma, dalle numerose recensioni che stanno uscendo, tutte sottolineano come la qualità sonora sia evidente.

3) La vostra musica mi è sembrata un urlo accorato e rabbioso verso le tante ingiustizie sociali che ci opprimono, e i testi una riflessione attenta su tutto questo. Si potrebbe quindi dire che per voi i testi hanno una importanza molto alta? E volete un po' parlarci più nel dettaglio di qual è il messaggio che volete trasmettere all'ascoltatore?

Sicuramente il testo nei nostri pezzi non è mai lasciato al caso. Non cerco quasi mai la rima tantomeno il “ritornello” quello becero. Sono contento che ci vedi un contenuto, vuol dire che ho raggiunto il mio intento. Un ascolto che lascia indifferenti, infatti, è la cosa più triste per un gruppo. In questo disco che parla in modo approfondito di legami, familiari, sentimentali o fraterni che siano, ognuno ci troverà una sfaccettatura in cui riconoscersi. Noi abbiamo semplicemente apparecchiato una tovaglia di colore neutro, ognuno la tiri dalla sua parte.


4) E' giusta la definizione di hardcore per la vostra musica? Io ci ho sentito, seppur il tutto attualizzato, anche un po' della vecchia scena punk-hc italiana, tipo Negazione ad esempio, anche per alcune similitudini nei testi. Credete che quanto ho detto abbia una base di verità e quali sono in generale le vostre influenze?

I Negazione rappresentano per noi uno dei gruppi più importanti dell’underground e dall’hc italiano di sempre. Lo ripeto ad ogni live quando facciamo “Brucia di Vita”. Oddio, noi siamo un contenitore di generi diversi, quindi probabilmente se ci definiamo hc quella scena storcerà il naso, se ci definiamo metal pure…devo dire che sguazzo dentro la definizione di crossover, che però a me non piace poi troppo personalmente. E’ un bel dilemma. La nostra attitudine però, quella si, è sicuramente punk-hc!

5) Immagino siate abbastanza attivi in sede live. Com'è adesso la scena "alternativa" italiana? Intendo, per me che sono quasi un quarantenne e non frequento più come prima certi locali, cosa è cambiato in questo senso? Il pubblico ha sempre fame di live show di un certo genere tipo il vostro?

Siamo quasi coetanei quindi! Qualche anno fa a Cave in Rock qualcuno mi disse: ”ragazzi gran bel genere, peccato che in Italia non poga più nessuno” che poi è una mezza bugia ed è una mezza verità. I nostri live sono comunque sempre molto partecipati. Intendo proprio a livello fisico. Per quanto riguarda la “scena alternativa”, io sinceramente lascio ai posteri ogni sentenza. Non mi è mai piaciuto l’attributo “alternativo” perché ci ho sempre visto un senso di resa. E non solo musicale. Non è detto che si debba per forza starci male nell’underground. Io ci sguazzo. Compro solo dischi di gruppi sconosciuti ai più e vesto solo t-shirt di questo tipo.

6) Come sono state, fino ad ora, le opinioni riguardo "Radice di Due" da parte di stampa specializzata e pubblico? Credete che la gente stia capendo il vostro messaggio e la vostra musica?

In un mese sono uscite una decina di recensioni. Sono tutte molto positive e mi fa piacere il fatto che, come dicevo prima, il messaggio è recepito. L’analisi dei rapporti familiari in una società come questa, è una cosa infinita. Soprattutto perché noi abbiamo descritto le facce più oscure di questi argomenti. “Radice di due” infatti l’abbiamo scelta come title track del disco in quanto, contiene razionalità e irrazionalità, appunto come i legami stessi. Eterni e curiosi come nessun’altra cosa.

 7) Chi ha realizzato l'artwork di "Radice di Due" e cosa vuole rappresentare?

L’autore è Leopoldo Russo Ceccotti, già batterista delle Ophelia’s Revenge e dei Cotton Fuck. Quando gli ho proposto di occuparsi della grafica del disco non avevo ancora la musica bensì i testi. Il risultato finale è stravolgente. Ha collocato infatti un rimando de “Gli Amanti di Valdaro” (i due scheletri trovati abbracciati presso Mantova) dentro un ambiente che ricorda un ventre di balena, eternizzandoli. Dandogli un’aura di serenità. Miglior interpretazione del disco era impossibile…un abbraccio eterno che però piano piano si sgretola.

8) Se foste dei politici, quali sono le cose che cambiereste per prime in Italia e nel mondo? (Lo so, domanda impegnativa...)

Guarda preferisco non rispondere. E detto da me che sono stato sempre estremamente politicizzato è veramente triste. Se sono riusciti a farmi disinnamorare della politica a me…ti assicuro che stanno davvero messi male. E di rimando noi tutti.

9) Quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati di raggiungere e quali avete già raggiunto?

Nessuno in particolare. Vogliamo continuare a suonare quello sì. Fino a che non perderemo credibilità sul palco.

10) Il vostro album è top album sulla nostra zine, che da sempre ha un occhio speciale per l'underground e cerca di metterlo in rilievo. A livello personale, e da appassionato oltre che di metal, di sonorità "alternative", mi sento di dirvi che avete realizzato un disco con un grande pregio, ovvero che ha una anima, sa emozionare e non è artefatto. Vi fa piacere pensare che ciò che penso io potrebbero pensarlo altri? Era uno dei vostri obiettivi?

Chiaramente mi fa piacere e ti ringrazio. Non si fanno dischi per lasciarli in un cassetto, quindi ben vengano le critiche, anzi le aspetto.. sai la maggior parte delle zine propone delle recensioni standard in cui alti e bassi sono limati. Mi piacerebbe affrontare una stroncatura per ricavarne del buono.

11) Ultime parole famose e prossimi obiettivi. Scrivete tutto quello che volete e che possa servire ad avvicinare più persone alla vostra band!

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Intervista a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"

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