Intervista: LET IT SLIDE

Una band assolutamente da non perdere, i Let It Slide! Punk rock, hardcore melodico e rock alternativo si fondono per riportarci ai migliori momenti degli anni Novanta, in cui dettavano legge le note di Lagwagon, Green Day e Pennywise. Un salto indietro nel tempo sia per chi quegli anni li ha vissuti da protagonista, e anche una buona occasione per i più giovani per riscoprire certe sonorità che non tramonteranno mai grazie alla loro semplicità e carica emotiva! Ecco di seguito l'intervista a tutti e tre i componenti, mentre la recensione la trovate A QUESTO INDIRIZZO.

1) Ciao ragazzi e benvenuti sulla nostra zine. Vogliamo iniziare facendo una breve introduzione, presentando la band ai nostri lettori?

Ciao! Siamo tre ragazzi semplici e non alla moda! Ci piace la musica veloce e spensierata condita da risate e bevande alcooliche.
Siamo una buona compagnia insomma!

2) Come e dove si sono svolte le registrazioni di "A Small Step Forward"? Volete anche parlarci di come nasce una vostra canzone?

A Small Step Forward nasce e cresce a 1000 m s.l.m. in provincia di Bergamo nel Goas at Hella Studio (vediamo chi azzecca la traduzione!). E' stato un lavoro lungo, fatto di piccoli passi, dovuti a vari inconvenienti occorsi in questi anni. Ma alla fine con l'ingresso di Ibu in pianta stabile alle tamborelle siam riusciti a pigiare sull'acceleratore e veder la luce in fondo al tunnel, grazie anche al supporto di Marcello di Overdub Recordings e Ricky Daga del titans lab (che si occupato di mix e master).
Le canzoni nascono per il 90% da improvvisazione in saletta ("ehy! senti questo ! gira bene no ?) o grazie all'impossessamento del piccolo corpo di Fefè da parte dello spirito di Muddy Waters (a volte vien posseduto da Whitney Houston; e li la musica raggiunge vette altissime).

3) Il vostro disco è un tuffo negli anni Novanta nel periodo di massimo splendore per il punk rock e l'hardcore melodico, oltre che per il rock alternativo in genere. Cosa vi spinge a ripercorrere quei sentieri musicali e quali sono le vostre principali influenze?

Truffle: Io ho seguito il percorso inverso, son partito suonando metal con i miei amici del tempo e poi per svariati motivi son finito ad ascoltare e suonare musica hc/punk anni 80/90 americana.
E da qui non mi muovo!
Fefè: Io ho iniziato a 16 anni col punk rock californiano: ascoltavamo Nofx, Offspring, Greenday, H2O, Lagwagon, Screechin Weasel ecc.. e trascorrevamo i pomeriggi provando a scrivere brani nostri. Semplicemente è un genere che ancora sento mio, mi da energia, mi fa star bene. Molti amici hanno seguito altri percorsi, io probabilmente morirò suonando ancora 3 accordi… ma con un gran sorriso!
Ibu: probabilmente proprio perché tutti e 3 siamo cresciuti ascoltando e suonando punk rock. Ognuno di noi ha gruppi e influenze diverse, anche se ciò che ci accomuna sono le sonorità del punk rock californiano, in particolare gruppi come No use for a name e Green Day.

4) In sede di recensione ho evidenziato il fatto che le vostre canzoni sono emozioni messe in musica. Vi rispecchiate in quanto ho detto? E cosa volete trasmettere all'ascoltatore tramite le vostre parole e le vostre sonorità?

Truffle: Si! Ci rispecchiamo! Son proprio come noi, a tratti serie e profonde e per altri tratti molto stupide...
Fefè: Non ci piace prenderci troppo sul serio. Alcuni brani parlano di cazzate, in altri invece cerchiamo di fotografare particolari episodi ed emozioni, raccontare una storia insomma.
Scrivere un brano è il miglior modo per prendere uno stato d’animo ed affrontarlo: lo prendi, lo devi sviscerare, esasperare, ci devi litigare. E alla fine, quando riesci a farci pace il brano prende naturalmente forma.

5) Siete attivi in sede live? E cosa ne pensate della situazione concerti in Italia, soprattutto restringendo l'ambito al vostro genere? C'è ancora voglia di live show di questo genere nel nostro Paese o tutto sta morendo come si sente dire in giro?

Fefè: Il problema è che è venuta a mancare la cultura della ricerca. Non che anni fa la nostra generazione fosse meglio, sia chiaro, alla fine pure noi ascoltavamo molte band perché erano di moda o semplicemente perché più mainstream. Ma eravamo obbligati alla ricerca: internet non ti dava il supporto che puoi avere adesso, e il passaparola e le musicassette copiate erano il miglior modo per scoprire band nuove. Poi facevi una macchinata tutti assieme e si divideva la benza per andare a vederli dal vivo. Idem accadeva coi dischi: ve lo ricordate Punkorama? Ecco, una volta in un negozio di dischi, davanti ad un album dei Nofx e una copia di Punkorama un amico mi guarda e mi dice: “prendo Punkorama: so che c’è solo un brano dei Nofx, ma fanculo, con questa riesco a sostenere e scoprire un sacco di band”. La filosofia era più o meno quella.

6) Come sono state, fino ad ora, le opinioni riguardo "A Small Step Forward" da parte di stampa specializzata e pubblico?

Il pubblico sembra apprezzare l’album, e fa piacere vedere che molti amici chiedano quando sarà il prossimo live per poterci venire a sentire.
Le recensioni sono buone, ed è un bel segnale, poiché ci fa capire che la strada è quella giusta e stimola a proseguire in questa direzione.

7) Quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati di raggiungere e quali avete già raggiunto? Quale sarebbe la massima soddisfazione per una band come la vostra?

Truffle: Non mi pongo obbiettivi! Tutto quello che raccogliamo è una soddisfazione; la cosa principale è riuscire a proporre il disco in più contesti possibili e allacciare nuove amicizie/conoscenze per eventuali collaborazioni future. Confesso che celatamente spero di poter portare la pace nel mondo con questo album.
Ibu: Credo che il poter suonare davanti a tanta gente, magari in apertura a qualche band più affermata sarebbe già un bel traguardo

8) Pensate che le sonorità degli anni Novanta, quel rock così adrenalinico e ribelle come quello da voi proposto, possano ritornare in auge?

Truffle: Mmmmm....onestamente la vedo molto dura...a livello italiano c'è stato qualche caso di band "recenti" (ministri/FASK) che son riuscite a sfondare grazie ad un'indovinata amalgama di testi/musica. Ma li vedo comunque come un'eccezione. A livello di punk/hc credo sia impossibile. Son prima di tutto filosofie di vita che correnti musicali; non credo che le nuove generazioni siano in cerca di questo.
Fefè: Ci sono band che probabilmente potranno vendere ancora milioni di dischi, ma la realtà discografica è cambiata radicalmente. Dietro non esiste più un movimento come poteva essere quello degli 80/90, e il mercato “a livello alto” sembra essere più alla ricerca di prodotti da vendere subito.
In ogni caso mi auguro che qualche emergente possa uscire “dal guscio” anche dal panorama italiano, perché ci sono un sacco di band valide che purtroppo non riescono ad avere spazio per proporsi.

9) Sempre in sede di recensione ho espresso il mio parere sul fatto che a volte una buona melodia e canzoni semplici come le vostre possano essere più efficaci che mille dimostrazioni di tecnica. Siete d'accordo? Ed è una cosa che vi viene spontanea, ovvero suonare diretti e semplici oppure una opposizione al dilagarsi di band che fanno solo sfoggio di tecnica fine a se stessa e dischi senza un'anima?

Ibu: Il disco è l'espressione di come sappiamo comporre e suonare, non ci piace complicare troppo le cose, proprio perché più è semplice, più è diretto.....e anche perché non sappiamo fare altro.

10) Ultime parole famose, scrivete tutto quello che volete!

Ascoltateci e venite ai nostri live! Vogliamo nuovi amici! Quelli che abbiamo ormai sono vecchi!
P.S: se anche voi come Fefè non avete il periodo refrattario, SCRIVETECI!
Stiamo cercando di raccogliere più dati possibili per una ricerca ed una pubblicazione scientifica! 


Intervista a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"

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