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BANANA MAYOR "Primary Colours Part I: The Red" (Recensione)

Full-length, Karma Conspiracy Records
(2016)

I Banana Mayor sono una band barese che si forma nel 2006. Nell'aprile 2008 viene pubblicato il primo lavoro autoprodotto della band, il demo “Confused Mind”, contenente quattro brani caratterizzati da sonorità che mischiano stoner, funky e alternative metal, pesantemente influenzati da Tool, Primus, Faith No More e Rage Against The Machine. Verso la fine del 2011 il progetto riparte, e la band porta avanti parallelamente un'intensa attività live e la stesura di nuovi brani.
Anticipato dal singolo “Shadows Arise”, il cui videoclip viene pubblicato nel febbraio 2013, il nuovo lavoro “Zombie's Revenge” (autoprodotto) vede la luce nel 2014.
In seguito all'uscita di “Zombie's Revenge” i Banana Mayor iniziano a lavorare ai brani per un nuovo album.
Il sound si evolve e si avvicina quasi totalmente allo stoner rock, con occhi di riguardo per post-rock e psichedelia. Il nuovo materiale viene registrato nel 2015, e verrà pubblicato sotto il titolo di “Primary Colours Part I: The Red” nel maggio 2016 dalla Karma Conspiracy Records.

Dopo questi cenni biografici, per introdurre una band che per molti suonerà nuova, passiamo all'analisi del disco. Effettivamente la biografia e la band dicono bene quando parlano di stoner rock, in quanto questo è la base del 90% del sound dei Nostri, con qualche vaga reminiscenza psichedelica, forse dovuta al loro passato più sfaccettato in fatto di sound e composizione. Tuttavia il sound dei Nostri, pur essendo ben eseguito e godendo di una buona resa sonora, non è riuscito a catturarmi. Forse sarò io che non apprezzo alcune sonorità, o forse sarà chissà cosa, ma pur reputando assolutamente discreto questo album, non sono riuscito a trovarci elementi davvero degni di nota. Ho trovato non male i primi due brani, ovvero "Equator", bella grezza e con un bel tiro, e "Mistakes And Words", aperta da un bel basso pulsante che fa da incipit per una canzone energica e anche abbastanza originale, seppur non del tutto convincente nella parti in cui la voce di Stefano Capozzo si fa pulita. Questi piccoli segnali non proprio positivi si palesano nella insipida "Another Way", dove una sezione strumentale sincopata e non da buttare viene un po' affossata da melodie vocali che sembrano un po' buttate sopra a casaccio e in cui nuovamente il cantato pulito mostra diversi limiti. Prosegue la sperimentazione in "Candlelight March", ma qui la band mette un po' di grinta e quindi posso dire che l'episodio risolleva un po' le quotazioni del disco. Buoni gli assoli di chitarra, molto Seventies ed evocativi.
Chiude "Sublime", aperta da toni soffusi e note di chitarra dilatate, in un crescendo di psichedelia, stoner e hard rock vintage, una sorta di jam session di quasi dieci minuti in cui la band lascia fluire la propria creatività senza porsi limiti.

Come dicevo, luci ed ombre su questo disco, che appare buono nella prestazione dei musicisti e nelle intensioni, ma in cui i vari ingredienti devono essere meglio amalgamati, a partire da un miglioramento delle parti vocali, per arrivare a una "concretezza" maggiore in fase di songwriting che latita un po', facendo apparire le canzoni troppe volte come degli accorpamenti di vari pezzi di un puzzle non definito e non come episodi fatti e finiti. 
In ogni caso, per gli amanti di stoner rock e psichedelia, potrebbe rivelarsi un prodotto interessante, questo "Primary Colours Part I: The Red". 

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 59/100

Tracklist: 
1. Equator 03:58
2. Mistakes And Words 05:30
3. Another Way 07:03
4. Candlelight March 04:58
5. Sublime 09:05


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