ABORTED - Retrogore (Review)

Full-length, Century Media Records 
(2016)

Praticamente ad ogni uscita in campo extreme metal sembra imprescindibile ascoltare discorsi sull’innovazione e l’evoluzione del genere. Pare che se una formazione non ha intenzione di compiere una rivoluzione copernicana non sia degna di rispetto e considerazione. 
Il dibattito su dove finisca un’evoluzione e comincino confusione e pressapochismo ci porterebbe troppo lontano. Come però un buon carpentiere non ha la pretesa di scoprire una specie di legno prima ignota, ma continuerà comunque a costruire ottimi mobili, gli Aborted non hanno in mente di rifondare la musica estrema, ma di continuare a confezionare ottimi e solidi album death metal. 

"Retrogore" è il nono full length della band belga, attiva da un ventennio circa e da quindici anni, almeno tra le istituzioni del brutal death metal europeo. I ragazzi di Sven "Svencho" de Caluwé, voce e unico membro fondatore superstite, sono geograficamente vicini alla Scandinavia ma le affinità sono tutte con la scuola statunitense dei vari totem Cannibal Corpse, Suffocation, Exhumed, Dying Fetus. Senza andare troppo a ritroso nel tempo, una formazione d’oltreoceano con molti punti in comune con i nostri sono senz’altro i Misery Index. Escludendo il background punk anti-establishment di quest’ultimi, gli Aborted condividono con la band di Jason Netherton tecnica sopraffina, velocità, dinamismo, groove e – soprattutto su "Retrogore" - una buona pulizia del suono. Pulizia che costituisce la differenza principale da un capolavoro del passato come "Goremageddon", nomen omen decisamente su territori gore death metal. 
Il nuovo album sono cinquanta minuti abbondanti di ispiratissimo death metal, brutale, a tratti fulminante e a tratti ribollente e sinistro come un fossato di alligatori. Formidabile il quartetto di pezzi iniziale, dalla title track all’epica "Whoremageddon", passando per la perversa "Cadaverous Banquet", non vi sono spiragli di luce. 

Come spesso accade per un lavoro compatto e omogeneo e in generale il song writing è ispirato, l’analisi singolare dei pezzi è ridondante. Altrettanto vero che ad alcuni di essi spetti un’onorevole menzione. Tra queste la già citata "Retrogore", brutale, chirurgica e spasmodica, magnificamente dominata dal canto gutturale di Svencho. "Whoremageddon" è la perfetta macchina da live, con ritornello catchy da far cantare alle prime file del moshpit. Il lavoro alle pelli di Ken Bedene impressiona per dinamismo e precisione ed ha il merito di non stendere sterili tappeti di doppia cassa nei momenti più ariosi, ma di rallentare e riesplodere in magnifiche convulsioni. 
La parte centrale dell’album, come il canone esige, è più cadenzata e riflessiva, con pezzi dall’incedere lento e sinistro a preparare l’altrettanto canonica accelerata finale. All’interno del suddetto finale due pezzi, per opposte ragioni, meritano una citazione: "Coven of Ignorance" è probabilmente il pezzo meno riuscito, con un main riff che sembra preso in prestito da una nenia un po’ stucchevole. La successiva "The Mephitic Conundrum" invece è una magnifica sassaiola di brutalità, tre minuti di alchimia perfetta tra folli accelerazioni e dimezzamenti trascinanti. 
In conclusione consiglio caldamente di tenere d’occhio eventuali tour estivi degli Aborted, perché "Retrogore", in sede live, di sicuro non lascerà indifferenti.

Recensione a cura di: NIcola "El Mugroso" Spagnuolo
VOTO: 80/100

Tracklist:
1. Dellamorte Dellamore 00:51 instrumental
2. Retrogore 04:17 
3. Cadaverous Banquet 04:12 
4. Whoremageddon 03:29 
5. Termination Redux 03:27 
6. Bit by Bit 04:03 
7. Divine Impediment 04:18 
8. Coven of Ignorance 03:42 
9. The Mephitic Conundrum 03:18 
10. Forged for Decrepitude 02:41 
11. From Beyond (The Grave) 04:22 
12. In Avernus 04:36 
DURATA TOTALE: 43:16

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