WASTAGE - Slave To The System (Review)

Full-length, Sliptrick Records 
(2016)

Ok, vi accingete ad ascoltare il disco di una band chiamata Wastage, leggete tra i generi di riferimento thrash, hardcore e metalcore: qual è la vostra reazione? Ebbene, la mia è stata di parziale sollievo, appena le prime note di “Away From The Darkness” si sono diffuse nell’etere: almeno non abbiamo dinanzi un gruppo che usa i primi due aggettivi come supporto all’accezione odierna del terzo, ossia un polpettone modernista senza arte né parte.
In effetti, per quanto il termine “metalcore” venga oggi usato a sproposito, in tempi andati era il modo più semplice per spiegare che una band accoglieva un’attitudine “core” su una base prettamente metal, ed è proprio quello che sembrano intendere i nostri slovacchi.

Certo, “Slave To The System” è ben lontano dall’essere un disco “fresco” e originale, sostanzialmente per gli stessi motivi che non lo rendono inascoltabile, ossia l’adagiarsi su una formula trita e ritrita, che chi ha bazzicato gli anni ‘90 conoscerà a menadito, sia nelle espressioni originarie che nei primi tentativi di emulazione. Ad esempio, leggo i nomi di Sepultura e E-Force tra le band con cui i Wastage hanno suonato: se aggiungessimo anche i primi Fear Factory, il quadro sarebbe chiaro e ci restituirebbe in maniera evidente la fotografia di una band dedita alla ricerca di una formula di impatto e di un muro di suono che non lasci prigionieri. I Wastage nascono nel momento in cui il thrash incontra il death accogliendone le atmosfere ma lasciandone da parte l’intricatezza, sostituita piuttosto dalla furia iconoclasta dell’hardcore… ecco, ricordate “Body Fusion Limit” dei nostrani Flash Terrorist? Proprio le cose che facevamo – bene – qui in Italia circa vent’anni fa, aggiungendo in più quel tocco freddo e industrial che tanto andava all’epoca. 

Se non altro, il disco si tiene sotto i quaranta minuti, presentando un minutaggio generale non troppo compresso ma neanche prolisso, sufficiente per lasciar emergere anche interessanti spiragli nelle parti strumentali; in effetti, il punto di forza dei Wastage è probabilmente la capacità di inserire dei riff “di svolta” qua e là (così come gli assoli melodici, in un contrasto che mi ha ricordato i Pro-Pain), anche se il tutto è confinato e asservito all’estenuante ricerca dell’impatto ad ogni costo. E poi c’è la timbrica vocale, a mio parere priva di quella grinta necessaria alla formula proposta, anche se un tantino reminiscente del Max Cavalera di inizio anni ’90 – ma di quello, appunto, ce n’è solo uno. Nel dettaglio, la title track aggiunge l’immancabile quota hardcore al disco insieme ad un pugno di altri pezzi sparsi qua e là, mentre “Game” è un episodio interessante, caratterizzato da un incedere cadenzato che ricorda i Fudge Tunnel, un contesto su cui le vocals di Mihalko sono maggiormente a proprio agio. 

Detto questo, farei un grosso torto alla band e ai lettori se non assegnassi almeno la sufficienza a “Slave To The System”: non solo il disco ha qualcosa di genuino e poco ricercato che non potrà che catturare l’attenzione degli ascoltatori dediti al genere, ma presenta anche quei germi di evoluzione (compositiva, non stilistica) che ci fanno ben sperare per il futuro dei Wastage. Esempio ne è “I Walk Alone” con il suo andamento dinamico che tanto ricorda i maestri Prong… sicuramente la track più interessante in scaletta, lontana anche essa da tentazioni modaiole di sorta. A risentirci!

Recensione a cura di: schwarzfranz 
Voto: 60/100 

Tracklist:
01. Away From Darkness
02. Slave To The System
03. Game
04. No Way Out
05. Ham-Let
06. You Can’t Stop
07. Right Now
08. I Walk Alone
09. Nobody
10. Let Me Go
11. Confidence

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