OBSCURA - Akroasis (Review)

Full-length, Relapse Records
(2016)

Chi come me ha vissuto negli anni in cui il Death Metal è diventato eretto ed ha preso coscienza di sé, non può ignorare “Akroasis”. In quei tempi, si parla di quasi vent'anni fa, vi fu uno scatto evolutivo con cui un intero genere musicale – il death metal appunto – abbandonato lo stato animale, si rese capace di erigersi al di sopra degli altri generi estremi, manifestando una dignità ed una presa di coscienza che probabilmente prima non aveva. Chi, come me ha vissuto quest'evoluzione, l'ha fatta propria e la ricorda come fosse ieri, ritiene un suo preciso dovere morale farlo presente alle nuove generazioni.
Generazioni spesso vittime di bulimia d'accumulo compulsivo, e che magari ignorano che il diamante formato da”Spheres” dei Pestilence, “Elements” degli Atheist, “Human” dei Death, ha il suo vertice in quel capolavoro immortale che è “Focus” dei Cynic. Ed è proprio a “Focus” che ”Akroasis” da il suo massimo voto devozionale.
Gli Obscura già avevano sfornato dei capolavori di altissimo livello, sia con “Cosmogenesis” che nel monumentale “Omnivium” e con il presente ”Akroasis” si attestano tra i migliori acts della scena Techno-Death Metal progressivo e concettuale. Il quartetto tedesco è stato in grado di comporre un ennesimo gioiello, nonostante le difficoltà di line-up e alcune problematiche legate a beghe contrattuali. 

Già dalla prima traccia , “Sermon of the Seven Suns”, il lavoro è nel pieno delle sue potenzialità; troviamo riminiscenze di Cynic appunto, che si innestano perfettamente in un Death Metal veloce e tecnico, fatto di cambi di tempo ed atmosfere mai banali, con un break fusion in cui il basso fretless di Linus Klausenitzer ci accompagna verso le linee solistiche sia di Steffen Kummerer che di Rafael Trujillo. Siamo già oltre. “The Monist” , caratterizzata da un incipit low tone, resta greve per tutto il pezzo mentre il cantano si scurisce via via, avvicinandosi ad un growl di marca Morbid Angel (influenza questa che si fa spesso sentire in diverse composizioni). Le voci in vocoder si alternano al growl e nel frattempo i breaks in acustico/fretless sono un piacere per le orecchie. La title-track “Akroasis”è un pezzo veloce, in cui le linee di basso armonizzano al massimo le atmosfere spesso prog del brano, che ha al suo interno dei lead-guitars spettacolari. Un gentile arpeggio introduce “Ten Sepiroth” ed anche qui siamo su livelli eccelsi di fraseggi tra le chitarre e la velocità è sempre sostenuta, nonostante i continui cambi di climax, che rendono interessante la traccia fino alla fine. “Ode to the Sun” è secondo me il pezzo migliore dell'album. Cupissimo pezzo con chiare assonanze alla Morbid Angel, su cui si avvitano strofe filtrate e in cui l'intermezzo corale è da brividi. Una potenziale hit per ogni playlist che si rispetti: cupa, spesso dissonante e con un growl da manuale. “Fractal Dimension”pur essendo di alto livello resta la traccia più “scolastica” dell'album, in quanto -suo unico difetto - è quello di essere facilmente associabile allo stile dei passati album. 

Con “Perpetual Infinity” si ritorna a citare il passato, ma con un piglio decisamente più moderno, in cui il l'inciso poggia su riffs “facilmente” memorizzabili, che ti ritrovi immediatamente a canticchiare, e che dimostrano che scrivere bei pezzi tecnicamente intricati non significa rinunciare alla melodia. Melodia che si propaga poi su fraseggi terzinati ed asimettrici che alzano ulteriormente l'asticella del tasso tecico tecnico degli Obscura. “Weltseele”con i suoi monumentali 15 minuti è sicuramente il pezzo più progressivo del lotto, anche se frequenti cambi di atmosfera la rendono leggermente sfilacciata e di certo di non facile assimilazione. Chiaramente gli innesti al suo interno, veri proprio breaks acustici con tanto di violoncello ed archi, sono qualitativamente di alto valore tecnico, e non fanno che confermare la bravura dei quattro tedeschi a livello compositivo. Complimenti. Chiude “Akroasis” la bonus track “On the Origin of Primal Expression”, un bellissimo pezzo strumentale in cui il prog e la fusion ibridati al metal ci rimandano direttamente a quel capolavoro di “Cosmic Sea” presente nell'immortale “Human”. Una degna conclusione per un album spettacolare. 

Rispetto ai precedenti lavori, in cui si dava risalto alla mera esecuzione tecnica, gli Obscura stavolta hanno dato maggiormente enfasi alla forma canzone.“Akroasis” quindi risulta vincente su più fronti: qualitativo, esecutivo e di produzione. Quest'ultima è praticamente perfetta : suono, dinamica e precisione. Ma del resto, non ci si aspettava che questo dagli Obscura. Dopo un altro piccolo gioiello a nome “Hyena” dei Sadist, ecco un altro must-have per ogni musicista che si rispetti. Sì, perché avevo scordato di dirvi che “Akroasis” è per molti, ma non per tutti. A voi la scelta!

Recensione a cura di: D666
Voto 90/100

Tracklist:
01. Sermon of the Seven Suns 07:12
02. The Monist 04:56
03. Akroasis 04:23
04. Ten Sepiroth 05:08
05. Ode to the Sun 05.04
06. Fractal Dimension 06:14
07. Perpetual Infinity 05:52
08. Weltseele 15:15
09. On the Origin of Primal Expression (bonus track) 03:55

DURATA TOTALE: 58:05

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