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SECRETS OF THE MOON - Sun

Full-lenght, Lupus Lounge
(2015)

Io adoro i perdenti. Il fascino dei “loosers” senza speranza è ciò che ammalia maggiormente noi tutti e che rende la vita dei maledetti del rock così attraente, probabilmente. Del resto, l'empatia è immediata, un pò per senso di appartenenza, almeno per me, ed un pò perché, in fondo, siamo tutti dei cattivi ragazzi destinati alla sconfitta. Esempio lampante del primo fra i perdenti, la Stella del Mattino, Signore dei Caduti, Lucifero, il più ribelle ma anche il più bello fra le schiere angeliche. Questo preambolo è per farvi capire che i perdenti hanno fascino, anche se appunto, restano perdenti. E perdenti sono purtroppo i Secrets Of The Moon, e probabilmente il sottoscritto, che accetta la causa persa di difenderli. L'ortodossia Black Metal, sia essa old school, raw, symphonic, melodic e chi più ne ha più ne metta, esige un ferreo codice di comportamento, purtroppo, ed è quello dell'integrità, spesso forzata al limite del ridicolo, ma integrità, sopratutto se si vuole fare parte del genere. 

Con “Sun” i Nostri si sono macchiati di una colpa indifendibile, almeno ai più, quello di “amoreggiare”, forse troppo, con la psichedelia. Prima che il Post-Rock fosse di moda ed influenza per molti musicisti moderni, c'era la psichedelia, e ad essa si deve la maternità e le coordinate stilistico /concettuali del suddetto genere. La psichedelia nasce a Frisco tra il '65 e di '68 e come un virus ha infettato prima l'Inghilterra, poi il resto d'Europa, regalandoci mostri sacri come Pink Floyd, King Crimson, Amon Duul e Genesis, per citare nomi a caso, ed è proprio a gente come questa che i Secrets Of The Moon devono la genesi di “Sun”. 
La matrice Black Metal dei suoni, si sporca infatti di armonie aperte e assolutamente anni '70, come Winnie the Pooh con il fatale vasetto del miele. Riffs dilatati, liquidi, spesso in delay, si accompagnano a un cantato si acido, ma melodico e sognante e con armonie distanti anni luce dal gelido Black Metal degli esordi. Spesso spuntano delle riminiscenze new wave, quel proto-dark infarcito di prog che sul finire degli anni '70 primi anni '80 ha rivoluzionato l'asfittica scena rock mondiale di allora. Insomma i ragazzi ci hanno messo del loro per “rovinare” il loro passato, hanno metallizzato atmosfere e strutture Prog-rock, hanno elettrificato gli arpeggi ed hanno reso le composizioni sognanti e ricche di pathos, senza minimamente tener conto che ciò avrebbe reso il loro suono più easy-listening, ma allo stesso tempo impegnativo, colto, raffinato e ricercato. 
Un lavoro ostico, ed allo stesso tempo semplice, drammatico ed allo stesso tempo intimo, freddo ma allo stesso tempo ricco di umanità. Sì vostro onore, sono decisamente colpevoli. Non si sono resi conto che così facendo rendevano la loro proposta coraggiosa ed allo stesso tempo perdente su tutti i fronti? Nessuna giuria di veri metallari incazzati e con magliette di Burzum o Mayhem li salverebbe. Sono per sempre dei traditori della causa, innovatori alla stregua di gentaglia come Enslaved, Ulver e prima ancora degli In The Woods. 

Inutile dire che secondo me questo lavoro è veramente valido sotto molti aspetti. La prima impressione è di aver sentito una versione gelida e disperata di “Animals” dei Floyd, ma riascoltandolo si colgono sfumature molto più sottili . I suoni sono molto belli, chiari nelle chitarre ed altrettanto nelle dinamiche della batteria. Il basso è corposo, pulito e suona dannatamente vintage, per questo un plauso da parte mia. La voce è appunto acida, sognante, spesso in total clean, per quanto a volte troppo scura, che rende l'impasto a tratti monocorde, ma è un difetto veramente trascurabile. Non segnalo nessuna traccia in particolare, dato che ognuna di esse brilla di una sinistra luce propria, come un opaco diamante sfaccettato di nero. Quindi in definitiva, un lavoro, questo “Sun”, che rientra in pieno nella mia playlist ma che temo verrà stuprato e vessato dalla maggior parte dei veri difensori della Fiamma Nera, anche se, mi auguro, la mia disperata difesa abbia sortito almeno l'effetto di incuriosire chi sente dentro di se l'innata ed insana voglia di sperimentare. In caso contrario, ci si rimette alla clemenza della corte ed al ricorso in appello. 
Restate sintonizzati.

Recensione a cura di: D666
Voto 80/100

Tracklist:
1. No More Colours 08:31
2. Dirty Black 07:00
3. Man Behind The Sun 06:30
4. Hole 06:45
5. Here Lies The Sun 06:59
6. I Took The Sky Away 07:58
7. Mark Of Cain 08:57

DURATA TOTALE: 52:43

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