MEGADETH - Dystopia

Full-length, Tradecraft
(2016)

Accontentarsi è una bella cosa. Lo dico in maniera davvero sincera. Accontentarsi permette di vivere meglio, di essere più ottimisti, e di vedere il buono anche dove non ce n'è o dove ce n'è poco. Perchè dico questo? Perchè "Dystopia" è un disco che accontenta, che riporta i Megadeth a suonare un po' più Megadeth, ma non per questo ad essere un bel disco.
Di sicuro l'innesto di due musicisti di livello come Kiko Loureiro e Chris Adler ha giovato allo stesso Mustaine, ma in realtà credo che questo disco sarebbe uscito in ogni caso dignitosamente, dato che l'operazione nostalgica era iniziata tanto tempo prima, con tutte le voci sulla reunion della line-up di "Rust in Peace". Insomma, quello che voglio dire, è che questo "Dystopia" non mi stupisce per nulla, anzi, lo trovo addirittura un po' sottotono rispetto alle aspettative che mi ero creato. Pensavo di trovarmi di fronte un disco, appunto, più simile al passato glorioso della band, e invece questo è successo a metà.

Non vi è l'irruenza dei primi album, non vi è la tecnica di "Rust in Peace", almeno intesa come intricatezza delle strutture compositive, non ci sono le melodie catchy ma indovinate dei Megadeth degli anni Novanta. Questo è un disco che si accoda ai migliori degli anni Duemila, ma se mi permettete "The System ha Failed", "Endgame" o "United Abominations" sono un passo più avanti, perchè pur nella loro ordinarietà, avevano almeno due o tre episodi di altissimo livello al loro interno, delle vere hit, che invece "Dystopia" non ha. Tutto appare al posto giusto, ma manca anima all'insieme. Sembra un disco fatto e pensato per riappropriarsi di quei fan che avevano perso con "Super Collider". Ma a mio avviso non può bastare per convincere chi, come me, certi dischi li ha vissuti e consumati nel loro periodo di uscita. Ascolto i Megadeth dal 1988, pensate che "Dystopia" possa bastarmi per ritornare ad amare davvero i Megadeth?

Tanti hanno detto che le prime tre canzoni, ovvero "The Threat Is Real", "Dystopia" e "Fatal Illusion" riportano ai fasti migliori della band, e che se tutto l'album fosse stato così parleremo di un capolavoro. Permettetemi di dissentire. Questo lo può scrivere solo uno stolto o qualcuno che ascolta i Megadeth da qualche anno, non da chi ci è cresciuto. Sono tre buoni pezzi, che aprono con dignità un album di mestiere, troppo di mestiere. Per paradosso, qualcuno ha detto che il disco cala nella sua seconda metà, ma ascoltando anche una "Death From Within", posta in quarta posizione nella tracklist, non è che ci sia molto da gioire. La linea vocale è piuttosto bruttina, e se non fosse per il bel duello chitarristico tra Mustaine e Loureiro verso metà canzone, parleremmo di un pezzo decisamente scialbo e senza ispirazione...E vogliamo parlare di "Bullet to the Brain"? No, non parliamone, nel senso che è un pezzo riempitivo come i Megadeth ce ne hanno propinati a manciate negli ultimi dischi, con un ritornello che definire banale è un complimento.
Quello che voglio dire è che il ritorno al passato non c'è stato, almeno fino a questo pezzo, e siamo già a metà tracklist. Io per Megadeth del passato intendo l'acidità, l'intricatezza e il genio dei primi quattro album. E addirittura quando si parla di quei dischi, spesso sento affermare che "So Far, So Good... So What!" è un disco minore. Capite cosa mi tocca sentire? Addirittura c'è chi ritiene quest'ultimo al di sopra di quel disco-capolavoro e quasi al livello di "Rust In Peace". Qualcosa decisamente non torna, almeno secondo la mia umilissima opinione!

E volendo essere pignoli, non capisco nemmeno in base a quale autorevole parere, questo album dà il suo meglio nella sua prima parte. Onestamente, a parte le bruttine "Post American World" e "Poisonous Shadows", pezzi davvero tirati per le orecchie, privi di alcun guizzo degno di nota, e soprattutto privi del genio che è Mustaine, la tracklist si infiamma un po' a partire da "Lying in State" fino alla conclusiva "Foreign Policy" (Fear cover), donandoci dei Megadeth magari non ispiratissimi, ma a tratti un po' più arrembanti e trascinanti.
Bene, è ora di tirare le conclusioni del caso. "Dystopia" si guadagna senza troppa fatica una larga sufficienza, ma a mio avviso non si va oltre a quella. Potrei ascoltarlo altre venti volte (già sono al sesto ascolto), ma il parere rimarrebbe grossomodo lo stesso. Riconosco a questo disco di essere stato suonato alla grande e di averci riconsegnato dei Megadeth che si erano un po' smarriti, ma per favore, non mi si chieda di affermare che questi Megadeth assomigliano a quelli dei primi cinque/sei album o che sono ritornati al thrash, perchè mentirei alla grande. 
Questi Megadeth sono tornati ai livelli di decenza del periodo 2004-2009, ma a tratti credo che anche quel periodo sia superiore per certi apetti. Un ritorno dignitoso, niente più, niente meno. Ma lascerà il segno tra qualche mese? Credo proprio di no.

Recensione a cura di: Sergio "Bickle" Vinci
Voto: 67/100

Tracklist:

1. The Threat Is Real 04:22 
2. Dystopia 04:59 
3. Fatal Illusion 04:15 
4. Death from Within 04:47 
5. Bullet to the Brain 04:29 
6. Post American World 04:25 
7. Poisonous Shadows 06:02 
8. Conquer or Die 03:33 
9. Lying in State 03:34 
10. The Emperor 03:52 
11. Foreign Policy (Fear cover) 02:28

DURATA TOTALE: 46:46

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