ONELEGMAN - Do You Really Think This World Was Made For You?

Full-length, Buil2Kill Records
(2015)

Arrivano da reggio Emilia e, dopo un demo, un ep e il debutto "The Crack", i OneLegMan tornano sul mercato con questo "Do You Really Think This World Was Made For You?", e pare che si siano impegnati a fondo per lasciare un segno importante, una consacrazione. E possiamo subito dire che l'intento è abbastanza riuscito, perchè gli emiliani in questione hanno realizzato un disco moderno, personale al punto giusto e carico di melodie ruffiane e catchy.
Non so se il calcare così tanto la mano sulla "commercialità" sia un pregio in termini assoluti, ma di certo è un qualcosa che aiuterà la band ad abbracciare una larga fascia di pubblico, che potrebbe andare idealmente tra chi ama il rock alternativo, fino al nu metal meno irruento, per intenderci quello proposto da band tipo i Korn a partire da "Follow The Leader" in poi.

Anche la voce di Cristian Ceccardi ha diversi punti di contatto con quella di Jonathan Davis e le canzoni sono tutte costruite su chitarre ribassate ma che rimangono non in primissimo piano, lasciando che siano la batteria e la voce a dettare le regole, e questa è quasi una regola per proporre un sound dalla facile fruibilità, che sia duro ma allo stesso tempo molto radiofonico. Questo risultato è stato ottenuto dalla sinergia DysFUNCTION Productions e il mastering di Alessandro Vanara. Il risultato è davvero buono e di livello internazionale, un sound che spacca in tutti i sensi, dove tutto è limpido e quindi funzionale alla musica del combo.
Cosa rende speciale quindi questo disco in definitiva? Tante cose, ma fondamentalmente una sola, ovvero che ha il pregio di riportare la musica indietro di almeno venti anni, quando è vero che si pestava, ma dove c'era la capacità di costruire canzoni, nel vero senso del termine. Musica che ha un'anima ecco, anche se non tutti i brani riescono nell'intento in pieno, magari incagliandosi in stereotipi già triti e ritriti, come succede in "Deconstruction", che non è altro che nu metal anni Novanta riproposto senza troppa convinzione. Invece ci sono tanti gioielli sparsi per il disco, dalla iniziale "Freak" alla vagamente "deftoniana" "Obey", alla sognante e malinconica "This Is Not The End", degna chiusura di un disco davvero ben suonato e confezionato.

Potrei fare il pignolo dicendo che ho trovato diversi elementi di riciclo in questo disco, e mi riferisco ai pesanti richiami post-nu-grunge-alternative metal che rimandano ai grossi nomi che tutti conosciamo, e anche la produzione, davvero impeccabile, suona bombastica e fin troppo perfetta da far sembrare ogni plettrata di chitarra di Riccardo Sassi e ogni colpo di rullante come il miracolo del secolo. Ma in fondo quello che rimane è un bel disco, interpretato da manuale (anche fin troppo forse), prodotto alla grande e dal sicuro impatto emotivo. 
Detto questo, la mia pignoleria potrebbe anche andare a farsi benedire, perchè di dischi del genere, in Italia, se ne sentono ben pochi, ed è anche grazie a gruppi così "perfettini" che possiamo esportare il nostro rock all'estero non risultando approssimativi e mediocri. 
Prodotto di largo consumo quindi, che non piacerà ai talebani del metal, ma che potenzialmente potrebbe raccogliere elogi e apprezzamenti un po' ovunque, "poppettari" compresi.

Recensione di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 70/100

Tracklist:
01. Freak
02. OneLegDance
03. Bricks And Concrete
04. Sacred Love
05. Rundown
06. Colors
07. Deconstruction
08. Obey
09. One Step Back
10. This Is Not The End

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