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OMNIA MALIS EST - Víteliú

Full-length, Hidden Marly Production
(2015)
 
Un fascino l'hanno sempre avuto le One-Man Band, simbolo di impegno, dedizione e inventiva, svincolate da qualsiasi restrizione creativa. 
L'uomo che esamineremo oggi si fa chiamare Uruk-Hai, il fondatore del progetto Omnia Malis Est (Tutte le cose sono malvagie in latino, ndr.). Dopo una pausa di ben 6 anni dal precedente EP "Fides", l'artista torna con il suo primo vero album full length: Víteliú. Il nome è già un programma: Uruk-Hai vuol parlare di storia, di guerre, di gloriose atmosfere belliche e sceglie di ricostruire storicamente le tribù sel Sannio: i Sanniti. Studiando un po' di storia si può facilmente intuire che il più grande loro nemico sia stato il popolo romano, fiero e leggendario simbolo di dominazione, vittoria e conquiste. La band, infatti, è nata in Lucania nel 2005 ed è quindi logico come l'autore voglia rivendicare un po' la storia, celebrando la fierezza e la costanza delle popolazioni sannite, simbolo di civiltà e prosperità. E' un tema senz'altro inusuale per un disco metal ma è anche di forte effetto e originalità creativa. Dal punto di vista puramente tematico, Omnia Malis Est si propone come un progetto tipicamente Black Metal ispirato a quelle band del genere che trattano il tema della guerra (lui si autodefinisce War Black Metal). La definizione War Black Metal non è univocamente concordata da tutti i critici poiché molti tendono a far rientrare questo sottogenere nel canonico Black Metal. 
 
Nella normalità delle formazioni di questo sotto-genere, in realtà, vi sono alcune differenze, poiché si ricerca un sound più violento (ispirato ai Marduk di Panzer Division Marduk, in particolare, ma anche al black-death più feroce) che cerca di trasporre in musica le atmosfere bellicose trattate. Ma sarà davvero così per questo progetto? No, e scopriremo subito perché. Iniziando dalla cover del disco, è degna di libri di storia con un gusto particolare per i reperti storici della civiltà. Già dalla intro Víteliú, però, deduciamo che questo War Black Metal, in realtà, non riprende davvero queste sonorità  ma le infarcisce di un tono atmosferico molto rilevante. Stiamo parlando questa volta, quindi, di una pura ricerca tematica e epica che ricade nel Pagan metal, quindi, alla luce di ciò, possiamo definire l'album come un Black Metal atmosferico che ricade nell'Epic e nel Pagan. Le lyrics sono tutte in Italiano quindi i testi sono facilmente comprensibili dal nostro Bel Paese. Seppur non tralasciando gli aspetti tipici del Black Metal, Uruk Hai cerca una personalizzazione molto chiara che sia personale e non banale. In pratica, però, non è raro che vi siano atmosfere un po' ridondanti e monotone che, però, tutto sommato, non rappresentano un difetto eccessivamente grave. 
 
La successiva "Al di là delle Forche" è un altro pezzo abbastanza convincente che sottolinea fortemente i toni epici dell'opera. Le tracce si somigliano le une con le altre presentando, più o meno, la stessa struttura: "A Diana", "Primavera Sacra, la strumentale ballata "Ner Tefurum", e "Battaglia di Porta Collina" sono tutti esempi di un black metal fortemente contaminato da atmosfere folkloristiche e pagane alle quali si intrecciano anche riff che riprendono un po' dal melodic death metal tradizionale. La settima traccia "Sabella Carmina" è una buona dimostrazione di maestria da parte del compositore che non trattiene il suo gusto per riff melodici e arcani che celebrano quel senso di disperazione e epicità che solo una guerra può provocare. Questa traccia, indubbiamente, è una dei capolavori dell'album ma la vera conclusione si ha, appunto, con "Disfatta". Questa è una traccia che, dal punto di vista di coerenza tra i temi e il lato musicale mi ha lasciato un po' perplesso. Avrei preferito, infatti, una conclusione più degna per questo disco che, seppur ben strutturato, meritava senz'altro un finale più drammatico e ricco di pathos. E questo ruolo era stato maggiormente incarnato dalla precedente settima track. 
 
In conclusione questo disco è un discreto successo: è gradevole all'ascolto, è di relativa facile assimilazione poiché presenta un lato melodico non indifferente e, soprattutto, riesce a garantire ottimi attimi di epicità ed è una cosa abbastanza difficile da creare. D'altra parte, però, un'eccessiva monotonia e somiglianza tra i vari brani colpisce un po' la qualità totale andando ad annoiare orecchie un po' più attente. 
Alla luce di questo, però, il disco è riuscito ed è consigliato per chi vuole immergersi in atmosfere epiche e senza tempo.
 
Recensione di: Davide Cantelmi
VOTO 70 / 100
 
Tracklist:
1. Víteliú 06:27
2. Al Di Là Delle Forche 05:22
3. A Diana 07:17
4. Primavera Sacra 05:31
5. Ner Teferum (Midtro) 03:13 instrumental
6. Battaglia Di Porta Collina 04:43
7. Sabella Carmina 07:36
8. Disfatta 04:52
 
DURATA TOTALE: 45:01

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