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SATANIC WARMASTER “Fimbulwinter”

Full-length, Werewolf Records
(2014)

Torna la creatura di Werwolf, polistrumentista finlandese che nel corso degli ultimi quindici anni ci ha regalato pagine abbastanza importanti in ambito black metal. Personaggio che ha sempre, nel bene e nel male, un po’ diviso gli animi, sia per la sua musica e sia per la sua attitudine. D’altronde, il dazio da pagare quando non si ha troppi peli sulla lingua è questo. Sarebbe più comodo limitarsi solo a suonare, ma io penso che, soprattutto nel black metal, l’elemento “caratteriale” sia importante, così era e così dovrebbe continuare ad essere.
 
Detto questo, credo che questo nuovo album, che si aggiunge alla marea di produzioni targate Satanic Warmaster (full-length, split, ep, singoli) sia il più maturo a livello compositivo mai realizzato da questo musicista. Completamente diverso come sound dal precedente “Nachzehrer”, che si presentava come sporco e totalmente caotico nella produzione, il nuovo lavoro si presenta con dei suoni piuttosto nitidi che riportano un po’ in mente il vero capolavoro dei SW, ovvero “Carelian Satanist Madness” del 2006. Ma questo solo per un fatto di produzione, perché questa volta Satanic Warmaster si dimostra musicista completo e ispirato, confezionando un’opera che ribadisce l’adesione al black metal freddo e tagliente tipicamente finlandese, ma che abbraccia tutte le caratteristiche del genere, attingendo sia dalla vecchissima scuola degli anni Ottanta fino ad arrivare a tutte le sfaccettature sviluppatesi nel periodo d’oro (anni Novanta) del genere nei Paesi scandinavi.

Anche a livello tecnico questa volta il disco appare piuttosto curato, e il “buon” Werwolf si prodiga in una prova strumentale di tutto rispetto, comprese delle parti di batteria precise e telluriche in molti frangenti. La malinconia permea tutto il disco, come d’altronde è sempre stato nella storia di questa band, unita a quella gelida rabbia che da sempre distingue il black finnico, col suo feeling unico. Abbiamo degli episodi davvero toccanti, come ad esempio “Nuin-Gaer-Faun”, aperta da un mid tempo che evoca scenari desolanti e continua in una cavalcata epica molto suggestiva. Le chitarre svolgono sempre un lavoro egregio con un riffing teso, serrato e triste, la voce è come al solito gracchiante e non aggiunge niente di nuovo, ma la cosa davvero buona è che stavolta tutti gli strumenti si sentono bene, compreso il basso. La strumentale “Winter's Hunger” è ipnotica e al tempo stesso serrata, e dimostra il lato più violento dei Satanic Warmaster, riportando in mente anche la scuola norvegese, con chiari rimandi a gente come Tsjuder e Carpathian Forest. Questi ultimi affiorano molto spesso nel disco, così come è evidente la somiglianza tra la voce di Werwolf con quella di Nattefrost (a proposito, che fine hanno fatto i Carpathian Forest?). Dalla metà in poi veniamo avvolti da note ambient, con tanto di lugubri tastiere che suggellano uno degli episodi migliori del lotto, riportando in mente la malinconia del Burzum periodo-prigione. Chiude il disco una lunga suite di otto minuti circa, “Silent Call of Moon's Temples”, caratterizzata interamente da synth dai toni dimessi, che dimostrano come i Satanic Warmaster sanno produrre anche ottimo ambient. 
Questo “Fimbulwinter” appare quindi come un lavoro completamente riuscito e sicuramente tra le cose migliori prodotte in casa Satanic Warmaster, con veri pezzi da novanta, tipo quelli che ho menzionato poco sopra o la track posta in apertura, “Fimbulwinter's Spell”, che è una vera tormenta di neve che si abbatterà su di voi appena premerete il tasto play. Personalmente credo che il meglio del disco sia espresso in un episodio che di Satanic Warmaster ha davvero poco, ovvero “Funeral Wolves” dove, udite udite, si sentono chiari echi al black-death svedese, Dissection su tutti, con una parte dove le tastiere sorreggono atmosfere molto emozionanti. 
E’ grazie a tutti questi elementi che questo “Fimbulwinter” si impone con forza sull’ascoltatore e anche, direi, sulla scena black metal. Perché in un periodo in cui sembra che a Nord dell’Europa non si dica più molto d’interessante, due nomi finlandesi come Sargeist e Satanic Warmaster si ripropongono, coi loro rispettivi album usciti nell'anno corrente, con qualità elevata e addirittura aumentata rispetto al passato. 
Stiamo per cui parlando di un ritorno discografico non esente da qualche piccola pecca tipica dell’artista, ovvero inciampare in almeno un episodio un po’ sottotono per album (in questo caso direi la piatta “Korppi”), ma comunque siamo al cospetto di una gran bella dimostrazione di black metal sentito e ottimamente interpretato. Consigliatissimo.

Recensione di: Sergio Vinci “Kosmos Reversum” 
VOTO: 77/100

Tracklist:

1. Fimbulwinter's Spell 05:01 
2. Funeral Wolves 05:29
3. Korppi (Vornat cover) 06:20 
4. When Thunders Hail 05:00
5. Dragon's Egg 06:57 
6. Nuin-Gaer-Faun 07:15 
7. Winter's Hunger 07:14 
8. Silent Call of Moon's Temples 08:22 instrumental

DURATA TOTALE: 51:38

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