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BLOODBATH "Grand Morbid Funeral"

Full-length, Peaceville Records
(2014)  

Quello che fanno i Bloodbath è pura archeologia sonora. Vanno alla riscoperta di sonorità oramai quasi dimenticate, che da tempo non sono più di voga nemmeno nell'underground musicale. Dei vari filoni di death metal che si sono succeduti, infatti, le sonorità americane hanno decisamente battuto, nel cuore degli estimatori, quelle europee – i Morrison studios son prevalsi sui Sunlight di Stoccolma.
Ed è proprio al classico suono di chitarra di questi ultimi, sporco e ronzante, che i Bloodbath fanno riferimento, un suono che, portato alla ribalta da Entombed, Dismbember e Grave, oggi è stato un po' messo da parte, amato dai deathsters ma adottato da quasi nessuna nuova band. 

Ed in fondo, nemmeno i Bloodbath possono essere considerati “nuovi”, in quanto sono il passatempo retrò di musicisti navigati che, dopo avere iniziato con questo genere, se ne sono poi distanziati (Katatonia, Opeth, etc. etc.). E certo fa un po' senso ritrovare, in questo album, un certo Nick Holmes, che dopo essere stato il simbolo (assieme ai Paradise Lost) della trasformazione del death in un genere via via più melodico, adesso ritorna al cantato topo in gola tout court. È chiaro che non è l'innovazione o la sperimentazione che dobbiamo cercare in un disco come questo, ma i risultati sono tutt'altro che disprezzabili: i musicisti coinvolti hanno già dato il loro meglio in passato, ma non hanno del tutto perso l'ispirazione, ed è chiaro che si divertono ancora a rispolverare le passioni giovanili. 

Pur non essendo un disco particolarmente tecnico, “Grand morbid funeral” rimane un lavoro abbastanza ricercato e, nei limiti del genere, vario, si all'interno dei singoli brani che tra un pezzo e l'altro. 
Sfuriate slayeriane, esplosioni di blast-beats, parti mosh e pezzi doomish. I due brani nettamente migliori sono l'atmosferica “Church of Vastitas” e la svedese “Famine of god's word”, ed è già un gran traguardo avere scritto due pezzi memorabili nell'anno di grazia 2014. Ma è poi tutto l'album a sorprendere per come riesce a non abbassare mai la guardia nemmeno per un minuto, riuscendo a far battere il cuore grazie a soluzioni che non sono solo mestiere, ma anche sinceramente vissute.

Recensione a cura di: Fulvio Ermete
VOTO: 76/100

Tracklist:
1. Let the Stillborn Come to Me 04:37
2. Total Death Exhumed 03:51
3. Anne 03:43
4. Church of Vastitas 03:37
5. Famine of God's Word 04:56
6. Mental Abortion 03:47
7. Beyond Cremation 04:41
8. His Infernal Necropsy 03:35
9. Unite in Pain 03:52
10. My Torturer 04:17
11. Grand Morbid Funeral 05:35

DURATA TOTALE: 46:31

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