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JUDAS PRIEST "Redeemer Of Souls"

Sony Music Entertainment, 
(2014)

Ma abbiamo aspettato sei anni per questa cacata? Scusate, mi ero ripromesso di scrivere questa recensione senza essere offensivo, perché i Judas Priest sono obiettivamente un gruppo intoccabile e sempre lo saranno, ma...questo “Redeemer of souls” è veramente scialbo in un modo che fa paura. Per quanto mi riguarda, il disco peggiore che abbiano mai scritto in più di quaranta anni di onorata e leggendaria carriera.
Anche i loro dischi minori (“Ram it down”, “Point of entry”, “Turbo”, “Demolition”), avevano comunque quel paio di brani memorabili che, comunque, riuscivano a dimostrare che la classe non è acqua. Qua no. 

Ci sono dei pezzi che sembrano prendere direzioni interessanti (“Cold blooded”, “March of the damned”), ma che poi se ne distanziano cadendo in refrain poco interessanti. Di sicuro non ha aiutato Richie “falqui” Faulkner, ma la colpa è già nel progetto di base: come puoi riciclare tutto quello che è “puramente priestiano”, se già in partenza i Priest hanno cambiato pelle mille volte. Di “defender” i Judas Priest hanno solo il titolo di un disco (non a caso uno dei più tetragoni), perché poi, se veramente si ascolta la loro discografia, sbuca la verità: Halford e soci hanno un marchio di scrittura riconoscibilissimo che é stato poi impresso a prodotti diversi l'uno dall'altro. “Sad wings of destiny” è distante da “British steel”, così come “Point of entry”, “Turbo”, “Painkiller” e “Jugulator”, per molti versi, fanno storia a sé. 

Quindi questo “Redeemer...”, così come “Angel of retribution”, sono solo un ritorno verso il loro stile più apprezzato (quella dei primi anni ottanta), per ingraziarsi i fans che non avevano amato le loro precedenti e più creative prove in studio. In questo sono, semmai, dei lavori più ipocriti, altro che più vicini alla loro identità! Oppure, se proprio non vogliamo fare della dietrologia, diciamo pure che i riff sono stantii e ripetitivi, le linee melodiche tutt'altro che accattivanti e vincenti, salvo qualche eccezione in qualche pezzo. 

E se in un disco di heavy metal classico togli il riff vincente e la melodia memorabile, allora cosa ti resta, un tutorial su come si suona la chitarra e si eseguono gli assoli? Persino la pubblicità del test di ovulazione digitale su youtube – che ha intervallato l'ascolto dell'album - è più interessante.

Recensione di: Fulvio Ermete
Voto: 55/100

Tracklist:
1. Dragonaut 04:26 
2. Redeemer of Souls 03:58 
3. Halls of Valhalla 06:03 
4. Sword of Damocles 04:54 
5. March of the Damned 03:55 
6. Down in Flames 03:56 
7. Hell & Back 04:47 
8. Cold Blooded 05:35 
9. Metalizer 04:37 
10. Crossfire 03:52 
11. Secrets of the Dead 05:41 
12. Battle Cry 05:18 
13. Beginning of the End 05:09

DURATA TOTALE: 01:02:11

http://www.judaspriest.com/

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