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Horned Almighty “World of Tombs”

Full-length, Scarlet Records 
(2014)

A distanza di quattro anni dall’ottimo “Necro Spirituals”, e cinque dal loro, a mio avviso, miglior album di sempre, ovvero “Contaminating The Divine”, tornano i black metallers danesi Horned Almighty, con un disco al solito irriverente, sprezzante, carico di odio. Sotto le ali della nostrana Scarlet Records (che colpo, per la label), la band ci consegna il quinto full-length della propria carriera, iniziata nel 2003, e diciamolo subito, non delude le aspettative, ma nemmeno dà l’impressione di poter raggiungere, questa volta, le vette dei due precedenti album.
Mi spiego, il disco è davvero ben realizzato, ben prodotto (ancora una volta mixato da Jacob Bredahl presso i Deadrat Studios e masterizzato da Brad Boatright, visto già all’opera con bands del calibro di Vallenfyre, Nails, Corrosion Of Conformity), ma non aggiunge nulla di nuovo a quanto ci è stato  sempre offerto da questi quattro ceffi da galera.

Ho sempre considerato questa formazione come una delle migliori in circolazione nel proprio ambito, e davvero capaci di mescolare il black con il punk/crust senza creare obbrobri, accompagnati dal vocione gutturale di S., e in grado di evolversi di album in album, pur rimanendo sempre ben ancorati alle loro prerogative iniziali, non mescolando le carte in tavola in sostanza. Stavolta succede che questa loro evoluzione all’interno di un genere da loro stessi creato o perlomeno perfezionato, subisce una lieve battuta di arresto. Tutti i pezzi suonano bene e gradevoli, ma alla lunga un tantino monotoni (ed è infatti per questo che non citerò alcun highlight del disco, data l’estrema omogeneità contenuta qui in questo album).

Ci sono le solite cariche distruttive, come i soliti mid-tempo schiacciasassi, ma qualcosa rende il tutto un po’ macchinoso e monocorde. Non fossero mai esistiti gli Horned Almighty e i loro lavori precedenti, probabilmente questo “World Of Tombs” avrebbe impressionato in maniera più positiva, ma dopo gli ultimi due capolavori si ha la sensazione che questa band sia ancora in pista, ma leggermente seduta e un po’ priva della carica e del feeling che possedeva. In ogni caso credo che questo album sia in generale davvero buono e forse un pelino meglio rispetto ai primi lavori ma perde, seppur in maniera dignitosa, dinnanzi alla recente produzione discografica del gruppo.

Rimane comunque una realtà che sa davvero prendere a calci nel culo, che sbatte in faccia al malcapitato ascoltatore otto tracce devastanti, eseguite alla grande e con cattiveria che pochi hanno. L’unica loro condanna è aver partorito un “Contaminating The Divine”, non un disco a caso, non so se mi spiego. 
In ogni caso è un album da avere per i fans, e da far ascoltare a chi pensa che il metal ormai si sia un po’ standardizzato sulla poca cattiveria.

Recensione di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 72/100

Tracklist: 
1. Intro 01:01 
2. World of Tombs 04:20 
3. Diabolical Engines of Torment 03:36 
4. Unpure Salvation 04:04 
5. Plague Propaganda 04:00 
6. …of Flesh and Darkness 04:05 
7. In Torture We Trust pt. II 04:25 
8. This Unholy Dwelling 03:45 
9. Blessed by Foulness 06:46 
10. Twisted Mass of Burnt Decay (Autopsy cover) 02:29

DURATA TOTALE: 38:31

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