Death SS "Resurrection"

Full-length, Scarlet Records
(2013)

Non è mai facile trovarsi a confronto con una nuova release dei nostrani Death SS, in quanto chi come me ama il periodo che va da "In Death Of Steve Sylvester" a "Do What Thou Wilt" è abbastanza ostico digerire gli album succeduti a questo periodo. Chi pensa che il ciclo vitale di questa band si fosse interrotto con "The Seventh Seal" (album che per stessa ammissione di Steve avrebbe concluso il periodo di vita dei Death SS), si è sbagliato di grosso, in quanto dopo sette anni (guarda caso esattamente il numero di dischi registrati fino a "The Seventh..."), i nostri tornano sulle scene con un nuovo full-length intitolato "Resurrection".

Che sia o no una rinascita per il gruppo lo scoprirete leggendo questa recensione. La cosa che salta subito all'occhio è la copertina del disco, la quale si fa apprezzare sia per l'ottimo disegno, sia per il logo che richiama i grandi fasti del passato. Infatti questo logo non si vede su un disco di inediti della band sin da "Do What...". Parlando della proposta musicale dell'album, l'opener "Revived" parte con un intro molto "disco music" per poi migliorare con l'inizio della canzone vera e propria facendo traspirare in parte quel senso di nostalgia verso sonorità passate a cavallo tra "Heavy Demons" e "Do What Thou Wilt", infatti il disco sarebbe a mio parere potuto essere un degno successore di quest'ultimo. La successiva "The Crimson Shrine" lascia (fortunatamente direi) meno spazio alla vena industrial della band per dare molto più spazio alla controparte heavy che caratterizzava i Death SS che furono. Con il suo refrain melodico la canzone convince e sa ammaliare l'ascoltatore anche grazie alle ottime backing vocals femminili, magari non originali ma di sicuro impatto all'interno di un pezzo simile che sanno sposarsi bene insieme alle chitarre nella parte finale dando il via ad un solo memore dei bei tempi. La successiva "The Darkest Night" spinge sull'acceleratore e sembra una canzone che sarebbe potuta benissimo entrare a far parte di un disco come "Heavy Demons", con le sue ritimiche accattivanti e i soli ben incastrati che fanno dimenticare il periodo "buio" della band tra "Panic" e "The Seventh Seal".

Questa è la classica canzone che fa gridare al miracolo per una band che sembrava persa negli anfratti dell'industrial (anche se certi frangenti non sono stati abbandonati del tutto). Il resto del disco scorre abbastanza bene anche in canzoni più lente e suggestive come "Star In Sight".
L'unica pecca del disco viene rappresentata da "Ogre's Lullaby" e "Santa Muerte", canzoni che potevano essere tranquillamente essere scartate dal prodotto finale in quanto stonano molto con il resto della proposta musicale. In chiusura di disco personalmente avrei invertito delle canzoni, ponendo "The Song Of Adoration" come outro del disco, invece di chiuderlo con una vera e propria perla che risponde al nome di "Bad Luck", tra l'altro una delle migliori canzoni del disco.

In conclusione posso dire che questo album è una vera è propria sorpresa che non mi aspettavo di ricevere come fan dei Death SS. Questo è il disco che secondo me può unire sotto un'unica bandiera sia i vecchi che i nuovi fan. Consigliato a tutti quelli che sono nostalgici dei tempi passati, sia a chi ama quelli recenti.
Se invece non conoscete i Death SS (cosa gravissima), consiglio caldamente di includere questo album nei vostri ascolti insieme ai primi quattro.
Un ritorno di una grande band più che gradito.

Recensore: Luca Maggi "Il Meggi"
Voto: 75/100

Tracklist:
1. Revived 04:25   
2. The Crimson Shrine 04:16   
3. The Darkest Night 03:50   
4. Dionysus 05:10   
5. Eaters 04:18  
6. Star in Sight 04:58   
7. Ogre's Lullaby 04:40   
8. Santa Muerte 05:17   
9. The Devil's Graal 04:16   
10. The Song of Adoration 09:02   
11. Precognition 05:37  
12. Bad Luck 03:22  
DURATA TOTALE: 59:11

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