Avenged Sevenfold "Hail To The King"

Full-length, Warner Bros. Records
(2013)


“Mi stai diludendo!” (Tratto da Crozza nel Paese delle Meraviglie).
Avete presente tutto ciò che ho detto di buono nella precedente recensione riguardante i Sevenfold? Bene, dimenticatelo. Il sesto disco del combo statunitense si rivela un fiasco senza precedenti che cementerà le posizioni dei detrattori che li definiscono dei poser senza ispirazione o con un qualcosa di valido da proporre.Altrimenti non si spiegherebbe un aborto musicale come "Hail to the King".

Il disco si snoda in nove composizioni, tutte o quasi tutte in mid-tempo, alla ricerca del groove e di un sound cupo e plumbeo. Il che non sarebbe male, se solo ci fosse un brano salvabile. Tutti i brani, tranne qualche eccezione, si trascinano per quattro o cinque minuti, senza una direzione precisa e suonano scialbi, privi di quel mordente che aveva contraddistinto il precedente "Nightmare". Che fine hanno fatto i ritornelli irresistibili, la cattiveria e la potenza di una volta? A deludere di più sono i vocalizzi di Matt Shadows, alla ricerca dell’anthem che tuttavia non arriva, nemmeno nella titletrack, scandalosa nella sua insipidità. Ma non è tutto. I riff sono tutt’altro che originali, sanno di già sentito da lontano un chilometro, addirittura in "Heretic" si raggiunge il plagio (se non mi credete comparate i primi trenta secondi del brano con i primi trenta di "M-16" dei Sodom). 

Alla batteria poi, troviamo un perfetto sconosciuto, che non ha né la classe del compianto Jimmy Sullivan, né tantomeno la potenza e il tiro di Mike Portnoy. E lo si nota dai ritmi un po’ scolastici e senza pepe. Di tutto il disco salvo la penultima "Coming Home", davvero buona con i suoi ritmi sostenuti e veloci, come gli Avenged Sevenfold ci avevano abituato, e "Doing time", per gli stessi motivi. Molto carina è anche la conclusiva "Acid Rain", una bella ballad intensa, ma lievemente stucchevole in certi punti. Tuttavia è poco per salvare un disco fiacco sin dalla prima nota.

Questa è la mia prima bocciatura e mi spiace darla ad un gruppo di tali capacità. Speriamo che si riprendano in fretta o il futuro non sarà più tanto benevolo con loro, né tantomeno la critica.

Recensore: Stefano Paparesta
Voto 55/100 

Tracklist:
1. Shepherd of Fire
2. Hail to the King
3. Doing Time
4. This Means War
5. Requiem
6. Crimson Day
7. Heretic
8. Coming Home
9. Planets
10. Acid Rain

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