Ultra-Violence "Privilege To Overcome"

Full-length, Punishment 18, 2013
Genere: Thrash Metal

Il capoluogo piemontese è da decenni avvezzo alla scoperta di band dallo spiccato talento più o meno sfruttato nel corso del tempo. Volendo citare qualche nome come Negazione, Creepin' Death, Fil Di Ferro, Jester Beast, Braindamage, Broken Glazz...e l'elenco potrebbe continuare. Gli anni 2000 hanno portato nuova linfa nella città dell'automobile sfornando band di altrettanta capacità espressiva soprattutto in ambito thrash, genere che gode di un revival che non accenna a diminuire.
Oggi mi trovo a recensire una di queste realtà corrispondente al nome di Ultra-Violence che, dopo un buon EP intitolato "Wildcrash" irrompono nel mercato discografico con il primo full-length a cura della tricolore Punishment 18. Il disco si intitola "Privilege To Overcome" e sfoggia una copertina realizzata dal celebre Ed Repka, autore negli anni '80 di un gran numero di successi in ambito thrash e death con nomi del calibro di Megadeth, Death, Evildead, Toxik etc.

L'album si snoda per ben tredici canzoni arrivando quasi ad un'ora di musica, una durata che a tanti potrebbe far storcere il naso e potrebbe essere considerata quasi eccessiva. Iniziando l'ascolto dell'album si capisce che il gruppo (tra le altre cose composto da giovanissimi) più che ispirarsi alla vecchia scuola thrash si rifà al thrash-core che in tempi recenti è caratterizzato da band come i Municipal Waste e il paragone tra le due band è quasi istantaneo con la differenza che i nostri puntano su composizioni più lunghe.
L'opener del disco "Spell Of The Moon" è una vera e propria mazzata sui denti, alternando parti più lente e cadenzate a verie e proprie sfuriate tipiche thrash-core intervallate da assoli veloci e taglienti ma mai banali.
La voce si assesta su buoni livelli a metà tra il cantato di Phil Anselmo e quello di Tony Foresta dei sopracitati Municipal Waste.
Proseguendo nell'ascolto del disco la seguente "L.F.D.Y." ha una sola parola d'ordine, acceleratore, infatti i nostri spingono il pedale sulla velocità e il risultato è un ottimo connubio tra passato e presente eseguito a regola d'arte che sfocia in un coro a metà canzone dove è impossibile non farsi coinvolgere, sicuro che in sede live questa potrebbe essere una canzone di punta di un'ipotetica scaletta. Anche qui i fraseggi di chitarra si fanno sentire nell'assolo quasi in chiusura di pezzo e insieme all'ottima preparazione tecnica del batterista contribuiscono a tenere altissimo il livello della canzone.

Le due canzoni seguenti seguono il discorso intrapreso con la precedente introducendo l'ascoltatore in quella che secondo me è la migliore traccia del disco "Restless Parasite", senza alcun dubbio la mia traccia preferita tra le tredici proposte. Una canzone che non conosce il verbo rallentare, neanche per un secondo per la sua intera durata di tre minuti scarsi. Una delle canzoni che tanti gruppi presenti e passati avrebbero voluto scrivere secondo me.
Arrivati a metà disco mi chiedo come mai alcune recensioni e biografie della band annoverano lo stile musicale dei quattro a quello dei Four Horsemen. Nella proposta musicale non c'è nulla che faccia ricordare all'ascoltatore i Metallica, neanche per un secondo.
Ma la scure del mietitore è dietro l'angolo con la canzone "The Voodoo Cross" della durata di ben otto minuti e quarantasette secondi che ho trovato, ahimè, noiosa nella sua immensa durata e nella parte acustica a metà del pezzo, nonostante ci siano degli ottimi spunti, donando quella melodicità che a volte non guasta, la canzone non riesce a convincermi fino in fondo ponendomi il dubbio se fosse necessario metterla in mezzo alla tracklist e non alla fine o forse non includerla proprio. E' la classica canzone che viene mandata avanti.
Ma dopo un passo falso non si può far altro che risalire e la seguente "You're Dead" mi porta alla memoria pezzi come "Hang The Pope" che in soli cinquantacinque secondi riporta il disco ad un alto livello facendo dimenticare la traccia precedente.

Le seguenti tre canzoni si assestano su ottimi livelli come se stessimo ascoltando le prime tracce, ma una sorpresa viene data dalla penultima canzone "When Future & Past Collide" che si presenta come una mosca bianca all'interno di una proposta musicale così violenta sfoggiando un atmosferico passaggio strumentale a cura di chitarre acustiche, che io avrei visto bene come intro al disco piuttosto che come quasi chiusura; non per questo è un brutto pezzo, solo inserito male in tracklist.
La chiusura del disco è affidata alla canzone "Ride Across The Storm" che richiama un metal più moderno e per questo è stonata non poco alle mie orecchie, nonostante il resto del disco sia di stampo ben diverso e più consono al genere che rappresenta. La canzone in sè non è strutturata nè suonata male, è solo uno di quei pezzi da contorno ad un album quasi perfetto.

In conclusione diciamo che la proposta del combo torinese convince quasi al 100% sia per lo stile musicale, in linea con i dettami del thrash-core e con una tecnica all'altezza dell'idea alla base del disco. A parte quei due pezzi un po' sottotono il disco si lascia ascoltare con piacere e coinvolge l'ascoltatore garantendo una soddisfazione pressochè assoluta se si è disposti a passar sopra i due episodi sopra citati.
Per tutti i fan di Municipal Waste e soci consiglio di comprarlo assolutamente, per chi cerca sonorità più classiche forse dovrebbe rivolgere il proprio interesse verso altre release.

Recensore: Il Meggi
Voto 85/100

Tracklist:
1. Spell of the Moon 04:38
2. L.F.D.Y. 03:44
3. Order of the Black 04:59
4. Stigmatized Reality 04:54
5. Restless Parasite 02:52
6. Turn into Dust 05:44
7. The Voodoo Cross 08:47
8. You're Dead! 00:55
9. The Beast Behind Your Back 04:19
10. 10,000 Ways to Spread My Hate 04:51
11. Metal Milizia 03:46
12. When Future & Past Collide 01:05
13. Ride Across the Storm 06:44

DURATA TOTALE: 57:18

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