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Stagnant Waters "Stagnant Water"

Full-length, Adversum, 2012
Genere: Avant-garde/Black Metal

Stagnant Waters è il disco d'esordio dell'omonimo progetto, un trittico franco-norvegese che annovera musicisti con una “certa” esperienza alle spalle: alla voce Svein Egil “Zweizz” Hatlevik, noto ai più per aver militato in band culto quali Dodheimsgard e Fleurety. Alla batteria, synth e clarinetto (!), Aymeric Thomas, già in forza ai poco noti Pryapisme ed infine alle sei e quattro corde Camille Giradeau, membro dei Smohalla e Dreams Of The Drowned.

Per avere un'idea del genere a cui i nostri afferiscono vi basti pensare ai Dodheimsgard allucinati e disordinati (nel bene e nel male). Gli Stagnant Waters suonano un black-metal che prende a piene mani dall'industrial, elettronica ed in minor misura dal jazz (tempi dispari e tendenza alla divagazione) infarcito con numerosi tecnicismi, molto vicini alle destrutturazioni dei Deathspell Omega (sì, sempre loro). In sintesi: avant black-metal.

Stagnant Waters pone un problema che avevo già affrontato in una scorsa recensione, ovvero: l'avant è un genere ibrido che fa della varietà il suo cavallo di battaglia. Ma in che modo è possibile conciliare varietà ed omogeneità? Nemmeno gli Stagnant Waters sono in grado di rispondere alla domanda, esibendosi in una proposta musicale gradevole, che suona, però frammentaria, quasi ci trovassimo difronte ad un greatest hits.
I brani non hanno una vera e propria soluzione di continuità, scorrono schizofrenici e spigolosi, quasi fossero un catalogo di astrusità: riff tipicamente black, beat electro, tirate industrial stile Fear Factory, code Dark Ambient, assoli di clarinetto, arpeggi disarmonici, digressioni jazz, vocals e spoken words. Tanta carne a fuoco, un paradiso decostruttivista  a maglie così larghe da poter indurre contemporaneamente a pareri contrastanti: capolavoro o obbrobrio.A mio parere la verità è nel mezzo, diciamo per sette decimi verso un parere positivo, per tre decimi verso quello negativo.

Per quanto riguarda gli aspetti che non mi hanno convinto, questi sono riconducibili essenzialmente a diverse sezioni infarcite di tecnicismi fini a se stessi (come l'inizio di Castles con degli sweep a mio parere fuori luogo, o i due intermezzi fra il jazz e l'electro di ССАЕР ЦНАПЯЛ ПНОИ ТАТ) ed altre parti che invece sembrano veri e propri riempitivi, a cui si aggiunge una certa caoticità di fondo che, se in qualche modo è necessaria alla proposta in questione, dall'altra rischia di risultare eccessivamente impenetrabile.
Nulla da dire sulla preparazione tecnica dei musicisti e non potrebbe essere diversamente, dato che un collage stilistico di questo tipo richiede piena padronanza degli strumenti.
Se dovessi suggerirvi un brano per accostarvi a questo gruppo, la mia scelta ricadrebbe su Of Salt And Water, sorta di summa della proposta Stagnant Water in cui confluiscono black metal, elettronica ed industrial, miscelati in modo vari ed avvincente.

Pregio principale di Stagnant Waters è quello di essere estremamente vario, non annoiando mai l'ascoltatore, grazie alla sua grande dinamicità (subentra anche la curiosità di sapere cosa ci aspetta alla fine di un riff, data la tendenza alla soluzioni ardite).
Pregi che non bastano, purtroppo, per fare di questo esordio un disco imperdibile, a causa di quei difetti di cui si parlava in precedenza, che danno la fastidiosa impressione di trovarsi di fronte ad un complicatissimo giocattolo musicale, figlio della tecnica e delle tecnologie più avanzate, che pecca di emotività, suonando, allo stesso tempo, incredibilmente moderno, ibrido, articolato ma anche inorganico, quasi fosse musica partorita da fredde menti calcolatrici.

Recensione a cura di: Ersatz
VOTO: 73/100

Tracklist:
1. Algae 04:39
2. (-) 05:19
3. Of Salt and Water 06:52
4. Castles 05:34
5. Concrete 02:46
6. Bandaged in Suicide Notes 03:23
7. Axolotl 10:09
8. From the Breaking Neck to Infinity 06:55

DURATA TOTALE: 45:37


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