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Infernal Legion “The Spear of Longinus”

Full-length, Moribund, 2011
Genere: Death Metal

Avevo già ascoltato un paio di volte questo album non scorgendo particolari elementi davvero degni di nota. E dando qualche altro ascolto posso ora affermare che tutto si trasforma in realtà. La band di Lakewood (Washington) approda al terzo album, sempre per Moribund come in passato e se è vero che il terzo disco è quello della verità, o comunque il disco che dovrebbe mettere in chiaro la vera identità e potenzialità di una band, allora “The Spear of Longinus” non ha centrato l’obiettivo.

Il problema di questa band all’inizio potrebbe sfuggire, perché in fondo il loro death metal venato di accenti black non è affatto sgradevole da ascoltare, ha un certo alone occulto e potrebbe avere appeal di fronte coloro che si cibano della vecchia scuola death metal, a metà tra sonorità europee e statunitensi, quasi mai troppo sostenuto come velocità (per certi versi mi hanno ricordato gli ultimi Acheron).
Entrambe le letture del death metal sono in un certo presenti qui dentro, ma il tutto va un po’ a rilento, i riff sono abbastanza piatti, tranne in qualche occasione dove la band sembra più convincente come nella buona “Disregard for the Afterlife”, uno dei pochi highlight del disco. Le vocals poi non convincono proprio, sia per come sono state registrate che per il timbro di Josh Smith, che appare soffocato e monocorde. Si salvano per una questione prettamente esecutiva sia le chitarre che la batteria, che sono ben impostate sebbene non regalino chissà quali colpi di scena.

E’ un vero peccato che questa band riesca a perdersi in un bicchiere d’acqua, perché traspare passione e devozione sincera verso il death metal in questa release, e come dicevo sugli strumenti gli Infernal Legion se la cavano discretamente. Ma come si può risultare convincenti quando proponi una sorta di blackened death metal che però non riesce a trasportarti nemmeno a sprazzi negli Inferi? Qualcosa non torna, e questo “qualcosa” è il feeling; io non intravedo quella attitudine realmente oscura che una band di questo tipo dovrebbe possedere.
In definitiva tanto mestiere, qualche buona idea, ma un mare di noia. Occorre porre riparo a questa situazione.

Recensione a cura di: Kosmos Reversum
Voto: 58/100


Tracklist:
1. Reborn Through Bloodshed 06:55
2. Wallowing in Your Own Faith 03:50
3. Disregard for the Afterlife 04:35
4. The Immaculate Deception 04:15
5. Dawn of the Last Day 03:40
6. Black Blood 04:20
7. Vinland Valor 04:44
8. Volcanic Winter 05:51
9. Wave of Purification 06:59

DURATA TOTALE: 45:09


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