Guano Apes “Bel Air”

Full-length, Sony, 2011
Genere: Rock/Alternative

I Guano Apes su Metal Of Death? Ebbene sì, cari ragazzi. Perchè questa webzine da sempre ha un occhio di riguardo per la musica estrema, per l’underground, per quello che più incontra i nostri principali ascolti insomma. Ma per quanto riguarda il sottoscritto non esistono solo black, thrash e death. Diciamo che quelli sono i generi che occupano gran parte delle mie preferenze ma non tutte.
Il restante si divide in altri generi, ma soprattutto il succo del discorso è che io ascolto quello che mi piace, che trovo perlomeno interessante. I Guano Apes, a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila, hanno dato un buon contributo alla musica “rock” (io la loro proposta la chiamo crossover, inteso come ponte tra alternative, rock e carica punk), partorendo un debutto che li ha proiettati sotto i riflettori soprattutto per il singolo “Open Your Eyes”, e un ottimo seguito, quel “Don’t Give Me Name” del 2000 (chi non ricorda la loro cover di “Big In Japan” degli ottantiani Alphaville, drogata di adrenalina pura?), che io reputo un piccolo gioiello della musica alternativa contemporanea.

La voce della carismatica Sandra Nasic poi, che si è distinta da subito per uno stile che si divincolava, a seconda delle situazioni e dei brani, tra sfuriate rabbiose e dolci melodie, e la loro carica live, davvero travolgente, hanno fatto in modo che questi tedeschi entrassero nel mainstream, nel cerchio “che conta”.
Però dopo il discreto “Walking on a Thin Line” del 2003 e un live uscito poco dopo la band si scioglie. Brutto colpo per molti. Ma oggi ritornano con questo “Bel Air”, e come spesso accade, non centrano pienamente il bersaglio. I troppi anni di assenza dalle scene ci riconsegnano una band un po’ cambiata, un po’ prosciugata di quella sana veemenza presente nei loro dischi passati. La voce della ora attraente Nasic non è quasi mai aggressiva, non ci sono urla di rabbia come in passato, ma in generale mette al servizio le sue tonalità più “vellutate” per dei brani che dimostrano comunque una certa classe e mestiere. L’apertura però è da applausi. Scordandoci la foga del passato, bisogna ammettere che una doppietta iniziale formata da “Sunday Lover”, quasi danzereccia, cantabile da chiunque, energica soprattutto nel finale, e la seguente “Oh What A Night”, sono dei gran pezzi, tra le cose più fresche che ho ascoltato nel rock ultimamente.

E’ però con lo scorrere del disco che la band inciampa qualche volta di troppo. Sebbene tutti i brani siano almeno dignitosi, non si può dare che un giudizio appena sufficiente a brani come “When the ships arrive”, “This Time” o “Fanman”, tutti un po’ troppi spompati, banali. La band piazza ancora però qualche zampata vincente come in “”She’s a Killer”, ritmata e un po’ velenosa, dove riconosciamo un po’ dei vecchi Guano Apes, con un brano non eccellente ma decisamente riuscito.

In definitiva questo “Bel Air” non è un disco da buttare, ma riuscito solo a metà, ma anche in quella metà riuscita non ritroverete esattamente i Guano Apes esplosivi di un “Don’t Give Me Name”, ma una band che vuole dimostrare di aver abbandonato la carica quasi adolescenziale degli esordi a favore di un rock più “ammaestrato” e fruibile, e leggermente più raffinato. 
Bentornati Guano Apes, ma francamente ci si aspettava decisamente di più dopo otto anni...

Recensione a cura di: Kosmos Reversum
Voto: 65/100

Tracklist:
01.Sunday lover
02.Oh what a night
03.When the ships arrive
04.This time
05.She’s a killer
06.Tiger
07.Fanman
08.All i wanna do
09.Fire in your eyes
10.Trust
11.Fire (bonus track)
12.Carol and shine (bonus track)


Nessun commento