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Endstille “Infektion 1813”

Full-length, Season of Mist, 2011
Genere: Black Metal

Mentre ancora siamo intenti a debellare il virus che il precedente “Verführer” ha diffuso tra fan e addetti ai lavori, con risultati a mio avviso però non propriamente esaltanti, ecco arrivare puntuale a distanza di circa due anni il nuovo platter di una delle formazioni più integerrime e intransigenti della scena black metal, e non solo tedesca.
Da sempre gli Endstille ci propongono il loro ferale metallo nero, forgiato in riff taglienti e brutali e sempre in bilico tra malinconia, dissonanza e paranoia, creando sin dal debutto “Operation Wintersturm” una sorta di via non dico originale, ma abbastanza personale nel malleare una materia che nel loro caso è diventata col tempo riconoscibile ad un primo ascolto, e questo è un pregio non da poco. E’ quindi importante sottolineare che la defezione dell’uscente singer Iblis e l’entrata di Zingultus, singer esperto e conosciuto nell’ambiente (Graupel, Graven, ex.Nagelfar) non ha stravolto le impalcature che i Nostri innalzano come loro vessillo da almeno dieci anni, e che imperterriti continuano a percorrere con fierezza. E’ anche vero, però, che direi una bugia se facessi credere che questo è solo l’ennesimo disco degli Endstille, con la solita (alta) qualità e che tutto è esattamente come ai tempi dei loro lavori che io prediligo e che credo siano rappresentativi della band in esame.

A dire il vero, per me, con “Endstilles Reich”, lavoro buono ma già leggermente in calo, la band ha cominciato a perdere qualche colpo. Questo disco non fa che confermare i miei dubbi che cominciarono ad insediersi maggiormente con “Verführer”, disco che presentava delle buone intuizioni che sarebbero potute divenire concrete realtà e aprire alla band interessanti spiragli. Parlo della presenza in esso di quegli inserti vagamente più ragionati e “atmosferici” che di tanto in tanto spezzavano la coltre di nero catrame che i Nostri da sempre ci propongono con una urgenza dalla parvenza quasi esagerata, ma a conti fatti in questo nuovo lavoro non ritroviamo né gli accenni un po’ “diversi” di “Verführer” e nemmeno, ahimè, quel senso di furia unita alla monotonia che rese grandi lavori come “Navigator” o “Frühlingserwachen".

Il nuovo “Infektion 1813” si snoda in nove episodi di canonico black metal, suonati bene, prodotti come da loro tradizione, ma che non provocano particolari sussulti e non riescono a creare quella malsana aura della quale in passato la band era maestra e promulgatrice. Le urla graffianti di Iblis non ci sono più, e anche se Zingultus è un valido sostituto e ora discreto interprete della materia Endstille, devo dire che il cambio dietro al microfono non ha giovato alla band, ma ne ha tolto un po’ di aggressività e odio genuino. Non bastano un paio di songs davvero ben realizzate come la opener “Anomie” o “World Aflame” a risollevare un disco che sicuramente non è un fallimento, ma che raggiunge una sufficienza solo se ascoltato con le orecchie di chi non segue la band da tempo e/o facendo finta che sia una band qualunque che propone il suo buon disco black metal, volendo anche leggermente sopra la media delle uscite del genere, ma certamente questo a me non basta.

Gli Endstille con questo disco, a mio parere, hanno fatto il classico album di transizione, nella migliore delle ipotesi. In altro caso, visti i già non luminosissimi segnali che già lanciarono col lavoro precedente, non vorrei che andassero incontro ad una crisi irreversibile. Un vero peccato, perché per me questa band è sempre stata un po’ snobbata ingiustamente, nonostante abbia partorito almeno tre capolavori in passato forse oscurati dalla ingombrante accusa perpetua fatta loro, ovvero di essere dei cloni dei Marduk. Sorvolando su questa idiozia, che trova riscontro solo per la similitudine dei soggetti lirici trattati da entrambi i gruppi, posso consigliare ai neofiti di questa band di provare a scoprirli coi due lavori che ho citato nell’arco della recensione.

Per chi già li conosce, questo disco non penso stupirà ma anzi, molte nubi di noia potrebbero avvistarsi all’orizzonte. “Infektion 1813” si propone quindi come un lavoro formalmente ben fatto, se poi lo restringiamo nei confini del black metal tout-court guadagna anche un giudizio meno freddino, forse. Rimane il fatto che accontentarsi di un disco appena piacevole da parte degli Endstille, quegli Endstille che io conoscevo fino a qualche anno fa è una magrissima consolazine. Sei politico.

Recensione a cura di: Kosmos Reversum
Voto: 62/100


Tracklist:
1. Anomie
2. Trenchgoat
3. Bloody H (The Hurt-Gene)
4. The Deepest Place On Earth
5. When Kathaaria Falls
6. Satanarchie
7. World Aflame
8. Wrecked
9. Endstille (Völkerschlächter)

Total playing time: 46:07

http://www.myspace.com/endstilleband

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