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Disturbed "The Sickness"

Full-lenth, Giant Records, 2000
Genere: Alternative Metal

I Disturbed sono uno dei tantissimi act che hanno popolato il periodo d'evoluzione che ha scisso l'era del crossover metal di cui i Korn, Rage Against The Machine, Deftones e Limp Bizkit erano e sono i più noti rappresentativi, con quella derivazione più accentuata verso l'additivo metallico a cui proprio la formazione di Jonathan Davies & Co. diede vita con l'album di rottura degli argini: "Follow The Leader" seguito dal centro definitivo, "Issues".
Uscirono così a raffica realtà come Drowning Pool, P.O.D., Soil, Mudvayne, e di nomi ve ne verranno a bizzeffe, molti dei quali però ricoprirono solo l'inutile e stantìo ruolo di cloni scomparendo assorbiti da un mercato allora in piena crescita ma che si sgonfiò come un palloncino con una velocità impressionante. Molte d'esse si dovettero quindi reinventare dando vita a versioni più catchy o esaminando soluzioni artistiche alternative che garantissero una continuità al progetto a cui era stato data vita.

La band di Chicago appartiene a tale categoria; quando nel 2000 i video di "Voices" e "Stupify" iniziarono a girare su Mtv la formazione si ritrovò attorno un interesse che, oltre essere meritato, vedeva anche una risposta sproporzionata alle aspetttative dell'allora giovane combo. Il disco in sé è una scarica d'adrenalina pura, evita le pulsioni cervellotiche messe in atto da alcuni act del periodo nel tentativo di dare un'impronta forzatamente tecnica allo stile, "The Sickness" puntava sul riffing di un Dan Donegan pulito e pungente, un assetto ritmico per lo più lineare ma sempre preciso come un orologio svizzero, allora imposto dal batterista Mike Wengren e dal bassista Steve "Fuzz" Kmak, mentre la ciliegina sulla torta era rappresentata dalla voce di Dave Draiman, indiavolato e realmente "disturbato" nell'eseguire i testi fra passaggi in clean, parti concitate e ossessive e altre più emotivamente ricercate, seconda fase che prenderà piede dal successivo "Believe", dove il cantato pulito diverrà prorompente e molto più incisivo e costante nelle composizioni.

Se la già citata "Voices" aveva la sua dose di "soha" and "down down" trascinanti scaturiti da un'esecuzione a impatto, brani come "Down With The Sickness", ossessiva fina all'osso, "Violence Fetish" altalenante nell'incedere miscelante fasi totalmente scanzonate alla follia classica matrice del loro stile, con Dave
che sfrontatamente urla come un pazzo, "Fear" coinvolgente dal primo all'ultimo secondo del suo svolgimento, "Numb" che pur peccando in alcuni frangenti d'ingenuità (si percepisce abbia subito l'influenza tooliana, altra forte corrente che s'inseri dirompente nel movimento creando proseliti a non finire) e un trio pre conclusivo: "Conflict", "Shout 2000", "Droppin' Plates", da godersi come l'ennesima scarica positiva.

Di sicuro l'intento era quello di non mollare la presa neanche per un solo istante. La cover dei Tears For Fears rende giustizia all'originale del duo Roland Orzabal/Curt Smith, la canzone estratta da "Songs From The Big Chair" è una di quelle che anche i sassi conoscono, e fu quindi prestazione di carattere "rischiare" la faccia su una hit simile uscendone peraltro vincitori. La storia si ripeterà in futuro dato che in "Ten Thousand Fists" saranno nientemeno che i Genesis con la loro "Land Of Confusion" il banco di prova successivo che la band affronterà con giusto piglio.

Tirando le somme, per quanto questo filone venga criticato e gli venga spalata merda a quintali addosso, è innegabile che dischi di più che discreta fattura ne abbia visti nascere, il problema di fondo oltre l'omogeneità sin troppo spesso univoca che accomuna le formazioni di frequente quasi autoclonatesi l'una dall'altra è la fruibilità "commerciale" che fa tirare il culo a una certa tipologia di metallari paragonabili agli struzzi (mondo tutto loro sottoterra? usciranno mai da quei panni?) che mostrandosi "elitari" risultano più fighetti di Alexi Laiho (e cazzo che brutta immagine) o di certi progster adoranti qualsiasi "puttanata" esca a nome Dream Theater.

Mi rivolgo quindi ai non rientranti in tale "sottocategoria": se volete un dischetto divertente per passare un'oretta in compagnia di musica suonata bene ma che non sia per forza "estrema" o troppo vendiculo da classifica tipo "Waka Waka" o vacca vacca fate voi, l'album "The Sickness" può fare al caso vostro. Concedetegli il beneficio del dubbio e fategli fare un giretto nel vostro stereo.

Recensione a cura di: Tomb
Voto: 80/100
 
Tracklist:
1. Voices
2. The Game
3. Stupify
4. Down with the Sickness
5. Violence Fetish
6. Fear
7. Numb
8. Want
9. Conflict
10.Shout 2000
11.Droppin' Plates
12.Meaning of Life

Total playing time: 47:38

http://www.myspace.com/disturbed
http://www.disturbed1.com/splash/

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