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Mayhem "Deathcrush"

EP, Posercorpse Music, 1987
Genere: Black Metal
 
Il 1987, anche in un genere come il metal, dove di solito non si butta via nulla, è ormai lontano più di vent'anni, ed è con lo spirito dello scopritore di reliquie che tocca oggi approcciarsi a questo celebre EP dei Mayhem.
In realtà, se di reliquia si tratta, tale è solamente in ambito estremo, visto che un lavoro come "Deathcrush" risulta, pure con i dovuti accorgimenti, assolutamente estraneo e disturbante all'orecchio dell'ascoltatore medio. C'è da dire subito, però, prima di infilare il cd nel lettore, che si tratta dell'ennesimo album che in qualche modo ha fatto la storia del black metal, a prescindere dalla sua qualità "oggettiva". Ma lasciamo l'approfondimento a dopo, e ascoltiamo "Deathcrush".
Il disco si apre con una sorta di intro molto particolare, la composizione "Silvester Anfang", opera di Conrad Schnitzler dei Tangerine Dreams, una delle tante conoscenze musicali non metal di Euronymous (il leader dei Mayhem, per chi fosse atterrato da Marte solo ieri). Siamo certamente lontani dalle introduzioni black metal odierne, stereotipate e forzate e, a quanto pare, sarebbe l'espressione dell'impressione fatta dalla musica dei Mayhem al buon Schnitzler. Onestamente non so quanto questa asserzione sia fondata, ma lascia comunque il tempo che trova, visto che finalmente il disco ingrana alla grande con la title track, una scheggia impazzita, pura distruzione lanciata a 300km orari contro le vostre orecchie. Un'evidente componente thrash - punk emana da questo pezzo, mentre la song è un susseguirsi consulto di urla lanciate da Maniac, il cantante del disco, una figura controversa che da semplice session man (tale doveva essere) ha finito per essere uno degli autori della musica dell'album, e anche un personaggio importante per il futuro dei Mayhem, anche se assai controverso (poteva essere altrimenti?).
Altra traccia, altro classico, ripreso infinite volte dal vivo: "Chainsaw Gutsfuck"; dopo un inizio cadenzato,a metà del percorso la song diventa un delirio, un accelerazione scomposta assolutamente incontrollata. Ancora oggi, è capace di scatenare il panico sotto il palco. La tracklist prevede a questo punto un cavallo di battaglia dei Venom, i padri "spirituali" di mezzo black metal (l'altra metà spetta ai Bathory), omaggiati dalla cover di "Witching Hour", ben fatta sicuramente e forse resa più inquietante dalla voce di Maniac. In ogni caso un tributo che non stona assolutamente e che non smorza l'atmosfera malata di questo EP.
Di nuovo, la parola classico si spreca: "Necrolust", altra canzone mandata a memoria dai fans dei Mayhem. Anche qui, un'altra gara per risultare i più "sick" possibile, mentre di nuovo emerge il lato più scatenato e punk dei Mayhem, lontano dall'ortodossia nera dei giorni nostri. In effetti, è bene che sia chiaro, non ci troviamo di fronte ad un cd propriamente black metal, per quanto porti impresso il logo della band satanica per eccellenza, bensì ad un mini di death-thrash-punk indiavolato e totalmente slegato da qualunque esigenza che non sia suonare il più distorto e rumoroso possibile, sfogando una insana brama di devastare tutto quello che c'è sopra e sotto il palco. Successivi ripensamenti di Euronymous, legatosi all'immagine di re del male che si era costruito, produrrano in questo senso l'eliminazione della singolare outro del disco, consistente nei membri della band che cantano una canzone per bambini che parla di fiori e uccellini con voce da matti. Decisamente in contrasto con l'ascetico disprezzo della scena black successiva.
Ma manca ancora all'appello l'ultima coltellata contenuta in "Deathcrush", "Pure Fucking Armageddon", qui in una versione se possibile ancora più caotica.

Direi, anzi, che caos è la parola giusta per indicare il motivo principale di tutto il disco, risultando questo, un tornado di suoni e distruzione, l'obiettivo -raggiunto- dei Mayhem di quel periodo. Un periodo complicato per la band, che però vide, oltre alle defezioni (non si è mai appurato quanto amichevoli) di Maniac e del batterista Manheim, anche un concreto risultato in termini di popolarità provenire da "Deathcrush", e anche di vendite, visto che le mille copie della prima edizione furono tutte vendute in un battibaleno.

Ritornando ai nostri tempi, come valutare effettivamente Deathcrush? Quello che ci ritroviamo nello stereo è un Ep, volendo, modesto, frutto di molto entusiasmo ma tecnicamente più che trascurabile. La sua valenza in termini storici è pero enorme, e per anni sarà l'unica, concreta, opera dei "Veri Mayhem". Il feeling dell'album, in ogni caso, a parte le digressioni extramusicali, è intatto, e rimane a testimonianza del fermento che circolava nell'underground scandinavo in tempi di death metal trionfante. E' forse la prima volta in ambito non punk in cui si produce della musica il cui fine è suscitare emozioni indipendentemente dalla tecnica, dai testi (scontatamente violenti) e dalla resa sonora. A mio parere, è ancora questo lo scopo del black metal.

Recensione a cura di: Burning Stronghold
Voto: S/V
 
Tracklist:
1. Silvester Anfang 01:56
2. Deathcrush 03:33
3. Chainsaw Gutsfuck 03:32
4. Witching Hour (Venom Cover) 01:49
5. Necrolust 03:37
6. (Weird) Manheim 00:48
7. Pure Fucking Armageddon 02:09
8. Outro 01:09

Total playing time 18:33

http://www.thetruemayhem.com/
http://www.myspace.com/officialmayhem

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